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16/06/2016
Disumano, troppo disumano
Il primo romanzo di Andrea de Sanctis
di: Maria Rosaria De Rosa

Genio, fortuna, follia. Ecco i tre ingredienti che si mescolano nella storia di Vincenzo Fiadini, giovane indolente alle prese con una carriera universitaria fallimentare, ed il suo Pollo – “una bestiola un po’ diversa dalle altre” – destinato a stravolgergli la vita tra Napoli e Cap d’Antibes.
 
In un racconto concitato, nel quale si susseguono personaggi divertenti e ben costruiti, è proprio il rapporto surreale tra Vincenzo e questa creatura misteriosa a tenere alta la curiosità del lettore, soprattutto per rispondere ad una domanda: “Da cosa nasce il genio?”
 
Sin dalle prime pagine del romanzo è bene tenere a mente questa domanda, perché le vicende di Vincenzo, la fortuna immensa che si trova all’improvviso a dover gestire a discapito di altri, i sentimenti controversi che proverà per lo “stupido volatile” dal quale dipende totalmente, hanno esattamente lo scopo di condurci alla risposta, incarnata in quell’animale capace di sguardi di sdegno, ma dotato secondo Vincenzo di assoluto e autentico Genio, che è dono esclusivo, qualcosa che gli altri non hanno. 
 
“Capitemi”, chiede alla fine Vincenzo. Se molto umana è “quell’invidia perenne per le inspiegabili qualità di qualcun altro”, meno umano  - disumano, appunto - è il modo in cui scegliamo di fare i conti con il Genio altrui, con la nostra incapacità di perdonarlo, e nell’epilogo del racconto troviamo la metafora perfetta del malessere di vivere accanto a ciò che ci ricorda costantemente le nostre mediocrità.

Andrea de Sanctis, Disumano, troppo disumano, Controcorrente, Napoli 2016, pp.83