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2-06-2018
LA REPUBBLICA PARTENOPEA
UNA PIECE TEATRALE DI ERSILIA PALO
di: Olimpia Ammendola

Il 26 maggio, presso il teatro parrocchiale di piazza
Immacolata, è stata messa in scena una pièce teatrale
ideata e diretta da Ersilia di Palo, sulla repubblica
partenopea del 1799. Un lavoro accurato che ha visto
almeno una trentina di artisti amatoriali cimentarsi in una
tematica storica che a tutt'oggi risente di retorica, di
sentimenti oscillanti tra la nostalgia e la rassegnazione. Il
lavoro ideato dalla regista Di Palo, ha avuto il merito di
restituire in maniera leggera, impegnata e fruibile la verità
storica di quella che è stata una vera e propria tragedia che
ha vissuto la nostra città e quanti credettero che gli ideali
della rivoluzione francese potessero essere esportati sic et
simpliciter, nel regno delle due sicilie. Da sottolineare la
recitazione molto curata degli attori e in particolar modo di
Elena Petrosino, che ha retto la scena come un'attrice
consumata. Elena si è mossa con gran disinvoltura e con
piglio deciso ha interpretato il ruolo della popolana, attenta
alle vicende della sua città senza perdere di vista la
concretezza della sua condizione quotidiana. La
rappresentazione è riuscita a mettere bene in luce le
responsabilità della chiesa che seppe utilizzare il popolo
minuto per ribaltare una situazione che poteva
compromettere il suo potere. Un plauso alla regista, agli
attori e a Elena per averci regalato un momento di
riflessione doverosa da parte di chi ha a cuore le sorti di una
città che, tra mille contraddizioni, sta cercando di proteggere
la bellezza della sua storia e della sua cultura.
Credo, infatti, che la iniziativa della Di Palo possa senz'altro
essere ritenuta come parte integrante di quella voglia di
rinascita della nostra città che da qualche anno si sente nel
clima, nell'aria, nelle strade di Napoli, nei discorsi dei
napoletani che hanno finalmente capito che se la nostra
città deve avere un futuro, questo non può essere
rivendicato ad altri se non ai napoletani stessi. In questacittà, nonostante il degrado e l'incapacità delle istituzioni di
contrapporre ad esso una qualunque iniziativa, stiamo
assistendo alla costruzione di mille progetti culturali,
musicali, teatrali. Mettere in scena la storia della repubblica
partenopea assume in questo contesto un fortissimo
significato simbolico: i napoletani non sono solo i lazzari o le
truppe dei sanfedisti. I napoletani sono capaci di imprimere
svolte alla storia. Non intendiamo rassegnarci ad essere
vittime dell'ignoranza, della fame, della miseria innanzitutto
culturale e umana. Napoli, se vuole, sa riscattarsi. I patrioti
del 99 e tra questi le due eroine simbolo della rivoluzione
partenopea, Eleonora de Fonseca e Luigia Sanfelice,
sacrificando la loro vita ci hanno lasciato un monito che ogni
napoletano deve tener sempre presente: la libertà è una
conquista dura, faticosa e dal cammino imprevedibile. Ma
vale la pena tentare. La repubblica partenopea è stata a
lungo rimossa dalla memoria perché stride con la retorica
della città spaghetti, mandolino e sole, con l'immagine di un
luogo in cui regna incontrastata la camorra, la sporcizia, il
malaffare, l'incuria. Napoli non è solo questo, è tanto altro.
Napoli, dice il regista Renato Carpentieri, "è come Marte, è
semplicemente diversa...è la peggiore città più bella del
mondo". Questo ossimoro credo che esprima in maniera
efficace l'anima della nostra città, una città che è capace di
generare l'eroismo dei Serra di Cassano, dei Pagano, dei
Cirillo e nel contempo la volgarità e la violenza delle truppe
sanfediste. La rappresentazione ideata e realizzata da
Ersilia Di Palo, è riuscita a dare corpo a questo stridente
contrasto che permea la storia e la vita della nostra città,
riuscendo a darle un senso e una dignità di cui si sentiva il
bisogno.