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4-3-2012
Il postino …non bussa più!
Aldo Bifulco intervista il giovane Enzo Vastarella
di: Aldo Bifulco

Il “postino”…e mi torna in mente l’immagine di un Troisi, già sofferente, nel suo splendido film, che inforca la bicicletta e attraversa, velocemente, con ansia-felice, i sentieri scoscesi dell’isola per consegnare la posta al poeta, a Pablo Neruda.  Un’immagine solo romantica? Oppure che richiama l’efficienza? Chi è oggi il “postino”? Spesso un  anonimo (precario o flessibile?), interscambiabile, “senza volto e senza anima”. Ma non è stato sempre così, il postino conosceva personalmente i destinatari e la posta difficilmente andava perduta. Prossimità ed efficienza si coniugano e perdendo l’una, a me pare,  si rischi di perdere anche l’altra.

Mi va di interloquire con Enzo Vastarella, un giovane di Scampia che ha trovato impiego nell’ambito, poco decifrabile, che chiamiamo, genericamente, “Poste italiane”.

Ho venticinque anni ed abito da sempre a Scampia. Dopo aver lasciato per quattro anni la scuola, per motivi personali e di lavoro, ho frequentato il “serale” all’ITIS “Galileo Ferraris” e l’anno scorso ho conseguito il diploma. Paradossalmente l’aver cominciato a guadagnare mi ha consentito di riprendere gli studi  e raggiungere l’obiettivo del diploma.

Qual è il tuo lavoro e come lo vivi?

Lavoro per una ditta appaltata dalle “Poste  Italiane”. Sono furgonista. Dovete ricordare che da alcuni anni, in seguito alle cosiddette “privatizzazioni”, le “Poste” sono un’azienda statale al 51% mentre il 49% delle azioni sono in mano ai privati di diversa natura. Una parte cospicua del lavoro, soprattutto quello fuori dagli uffici, è affidato a ditte esterne, attraverso una gara di appalto. Chi offre un servizio a basso costo ( che si traduce in bassi salari), un carico di lavoro oneroso ed una qualità formale, burocratica, non sostanziale, si assicura l’appalto. Ho un contratto a tempo indeterminato, ma questo non si identifica con il “famigerato (?) posto fisso”. infatti se non si rinnova l’appalto non si rinnova nemmeno il mio posto di lavoro. In questi giorni siamo impegnati in una manifestazione con l’azienda in quanto “Poste Italiane” ha deciso di sopprimere alcuni CAP (Aversa e Casoria) e ciò  determina la cassa integrazione per 20 dipendenti.

Ho un po’ il dente avvelenato con le Poste, per una serie di vicende che mi hanno coinvolto personalmente (pacchi non consegnati,  raccomandate mai arrivate, lettere trovate in altri parchi….) perciò sono curioso di capire il percorso di una lettera o di un pacco.

Le lettere, le raccomandate, i pacchi consegnati all’Ufficio Postale vengono selezionati, registrati e impacchettati. Alla chiusura dell’ufficio arriva il “furgonista” che li porta al CMP (Centro meccanizzato postale) che divide la posta per nazioni, città e per CAP. Il giorno dopo un altro “furgonista”  ritira il materiale di sua competenza e lo porta all’UDR (Ufficio di recapito). Come arriva al destinatario? Le raccomandate sono affidate al postino di una ditta privata, anche i pacchi ai privati dell’SDA, le assicurate ai postini di Poste Italiane, la posta ordinaria, in parte ai privati e in parte ai postini di Poste Italiane. Paradossalmente se tu dovessi avere tutte e quattro le tipologie di posta, quel giorno saresti visitato da quattro postini diversi.

Non so se si possa parlare di “semplificazione”. E se devo fare un reclamo?

Non provare ad andare all’UDR. Bisogna sperare nel numero verde 803160 che funziona dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00.

Anche le Poste fanno parte della “lenzuolata delle liberalizzazioni”. Che ne pensi?

Sono un po’ scettico. Non credo che la perdita di identità dell’ufficio postale sia un vantaggio per gli utenti. Già oggi ti posso dire che negli Uffici postali trovi magari la “macchinetta del gratta e vinci” e non un bagno per i clienti che ne avessero necessità.

Non so se sono controcorrente o ragiono all’antica, ma io preferisco “il pubblico”, anche perché i diritti che attualmente sono goduti dai dipendenti pubblici  noi ce li sogniamo.

“Il postino suona sempre due volte” era il titolo di un film…a me basterebbe che suonasse.