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29-06-2016
Ambulatorio 62: Nel dolore, la speranza!
Resoconto dell'incontro del 25 giugno 2016 di Caffè letterario di Scampia
di: Giuseppe Finaldi


Sabato 25 giugno, presso il  Centro Hurtado,  si è vissuta un'esperienza di profonda condivisione al  Caffè  Letterario  di  Scampia.  Le  parole  vere,  autentiche,  vitali  di  "Ambulatorio  62"  sono risuonate nella sala del Centro Hurtado dalle voci armoniose di Silvana Casertano e Sara Parolisi.
Hanno attraversato lo spazio che separava ciascuno degli  intervenuti  e sono arrivate - sull'onda della musica originale che Francesco Lettieri ha tratto, ispirato, dai tasti del suo piano - uguali e nette,  nei  cuori  di  tutti.  Tutti  hanno  sentito  forte  la  comune  appartenenza  al  genere  umano, affratellati dall'esperienza della malattia, del dolore e della morte, ma anche della speranza e della gioia di vivere.
Ivan Caldarese, l'Autore, era presente. Ha dato, così, corpo a quella profonda umanità, intelligente e libera,  che traspare  dal  suo racconto autobiografico.  E'  un giovane di bell'aspetto,  robusto e solare.  Un giovane  uomo  dallo  sguardo  acuto,  che  cerca  l'incontro  con gli  altri.  Attento  alle sfumature,  ai particolari.  Un piccolo episodio chiarirà questo suo modo di stare al mondo. Verso fine serata  Franco Maiello,  fautore e instancabile animatore del Caffè Letterario di Scampia,  ha dovuto allontanarsi.  Ebbene,  Ivan ha sospeso il  suo intervento e lo ha fatto chiamare e tornare indietro. Franco, poco prima, gli aveva chiesto una dedica autografa e lui non lo aveva dimenticato.
La  serata  è  continuata  con  l'intervento  dell'Editore,  Rosario  Esposito  La Rossa,  che  con  la Marotta&Cafiero sta interpretando l'impresa editoriale con spirito innovativo e aperto, riservando spazi di rilievo ai nuovi autori.
Infine,  l'incontro si  è arricchito della presenza luminosa della psicologa  Elena De Rosa,  amica affezionata del "Caffè". Il suo intervento, mosso da qualche domanda sulla possibilità di attribuire senso all'esperienza del dolore, è subito diventato un dialogo materno con l'Autore. I presenti nella sala  sono divenuti  un  tutt'uno  con  le  loro  voci,  ognuno col  suo  grande  o piccolo  vissuto di sofferenza,  con le sue paure,  con il  suo desiderio di vita.  Ognuno riconoscendo come il  mondo, anche della sanità, spesso sembra vedere più il cancro che chi ne è colpito, più la malattia che la persona ammalata.  Una persona,  invece,  che nella sua decisiva battaglia per la vita,  deve essere accolta  con  attenzione  e  amore  per  non  essere  risucchiata  nel  vortice  dell'isolamento  e  della solitudine.
La  parola,  in  questo,  ha  un  potere  liberatorio  e  l'esperienza  di  Ivan  Caldarese  lo  manifesta compiutamente. Egli, si è narrato con generosità nella sua intimità più profonda, si è raccontato nel momento  più  difficile  della  sua  giovane  esistenza.  Ha  avuto  coraggio  e  forza.  Ha  opposto resistenza: non si è lasciato strappare la sua umanità. Lo ha fatto per sé. Ma la sua narrazione ha un significato che lo trascende:  lasciare un segno, un'orma su questa terra intrisa di dolore ... una speranza!