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19/9/2017
La storia, i monumenti, l'identità. Una lettura utile
L'altare della Patria di Bruno Tobia
di: Maria Rosaria De Rosa

Lo scorso agosto il presidente degli Stati Uniti scriveva in un tweet che è così sciocco («foolish») e triste («sad») «lacerare la storia e la cultura della nostra nazione per rimuovere le nostre belle statue e i nostri monumenti». Il riferimento era ai fatti di Charlottesville, e agli scontri verificatisi in seguito alla protesta dei suprematisti bianchi contro la rimozione di un statua del generale Lee da un parco. Jim Grossman, presidente dell' American Historical Society, ha ricordato in una bella intervista al Corriere della Sera, all'indomani dello scontro sulla sorte delle statue dei confederati, che c'è una differenza tra storia e memoria, tra storia e commemorazione.

La scoperta di  documenti - ha spiegato Grossman - consente di porre nuove domande alle fonti, di riflettere sul fatto che rimuovere un monumento non significa cambiare la storia ma il nostro modo di capire la storia, la nostra relazione storica con un determinato luogo. Inoltre, il recente dibattito che vede opporsi a Londra i sostenitori di una statua per l'attivista Millicent Fawcett a Parliament Square e quelli di una statua per la suffragetta Emmeline Pankhurst, in nome della rappresentatività e delle modalità individuate per le loro lotte per i diritti delle donne, ci suggerisce che è dell' identità di una nazione che parliamo quando parliamo di monumenti e di come quell'identità si costruisca attraverso simboli precisi.
 
E siccome questi temi non sono così lontani dal nostro dibattito politico - si pensi all'ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale di Napoli per far rimuovere il busto del generale Cialdini dal salone di ingresso della Camera di Commercio cittadina - è forse utile rileggere un interessante libro pubblicato qualche anno fa dallo storico Bruno Tobia, che ricostuisce la storia dell'Altare della Patria, vera e propria metafora della vicenda nazionale italiana, ma anche il simbolo di come la classe dirigente liberale volle definire, anche dal punto di vista estetico e dell'identità, le ragioni e la fisionomia del nuovo Stato unitario.Progettato nel 1878 come monumento funebre a Vittorio Emanuele II, l'Altare della Patria fu inaugurato nel 1911, nel cinquantesimo anniversario dell'Italia unita. Quel giorno, scrive Tobia, «si volle comunicare con grande evidenza che tutta l'Italia si era come radunata concorde attorno al suo sovrano, al suo simbolo, per onorare della Patria il Padre, il Gran Re, il re Galantuomo, sotto la cui guida l'unità si era compiuta mezzo secolo prima. Così il monumento non era più semplicemente l'omaggio al re Vittorio, ma riassumeva l'intera nazione, i suoi fasti, i suoi successi, le sue conquiste di civiltà [...]»: un utile spunto di lettura per districarsi in quella che, dalle pagine di Repubblica, Vittorio Zucconi ha definito la guerra civile dei monumenti.

 
Bruno Tobia, L'altare della Patria, Bologna 2011, pp.144