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12/11/2017
Il calendario civile degli italiani
Ventidue date per una memoria laica, popolare e democratica
di: Maria Rosaria De Rosa

E’ possibile, come suggerito dallo storico Alessandro Portelli, pensare ad un calendario civile, ad una cittadinanza costruita su una «ritualità altra», su un «ciclo laico dell’anno»? E’ questo lo scopo di un progetto a più mani, nato dalla collaborazione tra la Donzelli Editore ed il Circolo Gianni Bosio per la memoria, la conoscenza critica e la presenza alternativa delle culture popolari,  che individua  ventidue giorni dell’anno, raccontati in altrettanti capitoli, che connettono le date ad un contesto storico e geografico più ampio.

Perché in fin dei conti il calendario civile è un mosaico, formato da «tessere diverse ma capaci tutte insieme, di formare un disegno che chi legge può ricostruire». Ecco allora che, partendo da gennaio, ripercorriamo un anno di ricorrenze, che non sono solo un anniversario ma tracce di una memoria pensata come un tempo in divenire.

E, come spiega Portelli, in questo calendario i saggi e gli interventi storici collocano ciascun evento non solo nel suo tempo specifico ma anche nei suoi effetti successivi, e la loro compresenza nelle pagine del libro produce «sinapsi imprevedibili», che portano il lettore ad incrociare i fili e creare personali collegamenti tra date vicine tra loro ma distanti nel tempo: così la Proclamazione della Repubblica Romana raccontata da Angiolina Arru (9 febbraio) è seguita dal giorno del ricordo (10 febbraio) ricostruito da Raoul Pupo, alla canzone «Camicia Rossa» citata nel primo saggio, fa eco un’altra canzone «1947», di Sergio Endrigo, citata nel secondo saggio. E particolarmente – e casualmente – ricco è il mese di maggio, durante il quale al 1° maggio raccontato da Cesare Bermani, fanno seguito il 9 maggio, giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, raccontato da Benedetta Tobagi, il 12 maggio, data di introduzione del divorzio, raccontato da Nadia Urbinati, ed il 23 maggio, giorno della stage di Capaci ricostruito da Salvatore Lupo. Nel calendario civile rientrano anche quelle date a lungo trascurate nella grande narrazione pubblica, come le Quattro Giornate di Napoli, celebrate il 29 settembre, e qui ricostruite da Gabriella Gribaudi. Bellissime le testimonianze e i documenti per le date appena citate:«Inno al Maggio» del poeta anarchico Pietro Gori, «Disamistade» di Fabrizio De André, un dialogo di «Comizi d’amore» di Pasolini, la poesia «Napule nun t’’o scurdà» del poeta Salvatore Palomba segnano, insieme a tutti gli altri documenti che accompagnano ogni capitolo, un patrimonio di tradizioni condiviso, che rafforza il tessuto della nostra comunità nazionale e aiuta a «tenere viva la storia», rendere possibile nel lungo periodo quella «convivenza di diversità che costituisce la democrazia».

 

Alessandro Portelli (a cura di), Calendario Civile. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani, Donzelli Editore, 2017, pp.316