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29 marzo 2019
ZINGARETTI TRA BAD GODESBERG E CASTELVETRANO.
Il centrosinistra sarÓ small, large o extralarge?
di: Ernesto Mostardi

Può Zingaretti assicurare un positivo risultato del Campo large del centrosinistra alle prossime elezioni europee ed amministrative,  affidandosi unicamente a una politica per RICHIEDENTI STRAPUNTINO?  D'altra parte, l'unità del futuro centrosinistra non può essere presupposta ma necessita di essere dimostrata.  E per dimostrarlo occorre partire dalle cose concrete. Ad esempio, SIAMO EUROPEI? Solo perché sarà scritto nel simbolo della futura lista elettorale? Così semplice? E tutti coloro che faranno parte di quella lista e del Campo large di centrosinistra saranno europei in un unico senso condiviso? Vediamo, per esempio, su una tematica come quella della scuola pubblica (non per ragioni di priorità, ma solo per familiarità personale ai suoi problemi).

A fine dicembre del 2017 un gruppo di intellettuali italiani, tutti di area di sinistra, molti dei quali nelle settimane scorse hanno espresso consenso all'ipotesi  zingarettiana di Campo large del centrosinistra e molti dei quali hanno sottoscritto recenti manifesti pro Europa (ce ne sono più di uno in giro), sottoscrissero un documento in difesa della scuola pubblica con il quale contestavano i capisaldi delle fondamentali scelte in materia di istruzione adottate dai nostri governi nazionali dalla seconda metà degli anni novanta del Novecento in poi. Scelte attuate, vale ricordarlo,  in conformità di precise direttive ed orientamenti europei definiti con il contributo decisivo di  forze progressiste, democratiche e di sinistra dei vari Stati membri dell'UE.
Non vi scarico addosso il peso dell'intimo interrogativo se questi intellettuali di cui parlo siano tutti prodianamente rigorosamente poveri. A questo interrogativo provvederò da solo a rispondermi. Vi pongo, invece, le seguenti domande: è cambiato qualcosa d'allora? Queste persone sugli indirizzi europei della scuola pubblica, continuano ad avere le stesse posizioni sottoscritte nel 2017?
Io apprezzo lo sforzo immane di Zingaretti di promuovere una propria riedizione all'italiana della Bad Godesberg, (cittadina nella quale, giusto per ricordarlo, nel 1959 il Partito Socialdemocratico tedesco tenne un importantissimo e storico congresso con il quale varò un programma politico del tutto nuovo che  influenzò non poco la stessa intera Europa) e provare ad ancorare ad una prospettiva socialdemocratica anche riottosi sinistri, socialcomunisti e cattocomunisti nostrani, anche a discapito di quello che sarebbe dovuto essere il più avveniristico originario progetto PD, secondo quanto emerso nel Congresso fondativo del Lingotto del 2007.  Ma il Campo large del centrosinistra se non trova una unità di intenti sulle questioni chiave e convince gli italiani di essere in condizione di portare avanti in modo unitario un concreto programma politico dovrà accontentarsi sin dalle prossime elezioni di indossare una striminzita felpa di misura small. E non perché Zingaretti è stato eletto Segretario del PD solo da qualche settimana, ma perché è proprio quella nomina, con tutto il suo carico di pretese soluzioni involutive, il problema.
Nel merito, tornando al problema scuola:

Gli intellettuali soprarichiamati, continueranno a sostenere che la legge 107/2015, ultima di una serie di riforme della scuola, approvata dal Parlamento è il frutto "di un processo pluridecennale che rischia di svuotare sempre più di senso la pratica educativa e che mette in pericolo i fondamenti stessi della scuola pubblica... [secondo una] natura ideologica, di marca economicistica ed efficientista"?.

 Già in questa premessa è evidente tutta l'asprezza controriformista di questi intellettuali poveri che fa sorgere dubbi sulla buona riuscita del generoso (o protervo?) tentativo di Zingaretti.
Ma per essere ancora più precisi, il documento che sto richiamando si schiera contro:
a) l'apprendimento per competenze (in primis quelle di cittadinanza), sottovalutando del tutto la novità didattico-pedagogica di dare centralità allo studente e alle sue capacità critiche (e non alla disciplina);
b) le tecnologie digitali e le attività laboratoriali, considerando gli interventi normativi che le introducono in ambito scolastico "riforme striscianti" che demoliscono pezzo a pezzo l'edificio della Scuola Pubblica;
c) l'alternanza scuola lavoro perché rappresenta "una surrettizia sperimentazione del "lavoro reale" che entra fin dentro i curricula scolastici";

d) l'impiego della metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning, apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua straniera);

e) l'uso di test per la valutazione degli esiti scolastici e dei sistemi ;

f)  il ricorso alle ricerche delle istituzioni nazionali e internazionali tipo OCSE, INVALSI, ANVUR, finalizzate ad individuare in quali direzioni gli Stati devono correggere le proprie politiche e indirizzare specifiche risorse a favore di una maggiore qualità della scuola e della formazione. Per i nostri intellettuali queste ricerche sono colpevoli di innescare una competizione globale e "comprimono gli scopi formativi e di studio sulla dimensione apparentemente neutra di "risultato", oltre ad indurre a paragoni privi di rigore logico".

Questa che vi ho sommariamente illustrato la considero una visione oscurantista, retrograda ed antieuropea.  Una visione che costituisce una vera e propria ideologia furbescamente celata in antirenzismo per trarre in inganno tutti i deboli sinistroidi (rigorosamente poveri). Una simile visione può trovare ospitalità nel Campo large di Zingaretti senza che questo campo annacqui la propria impronta riformista ed europeista? E sto parlando solo di scuola.

P.S.: Spesso Giovanni Gentile (nato nel 1875 a Castelvetrano) viene ricordato come riferimento di un fascismo di sinistra. Al di là della giustezza o meno di una simile considerazione storico-filosofica, compito che spetta agli esperti, voglio solo ricordare che i "fatti" precedono i libri, le analisi e i saggi e che nei nostri giorni reiterate convergenze rosse e nere potrebbero pretendere di acquisire lo status di "fatti".
Semplicemente, evitiamo di dargli una mano.