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6/6/2017
Amministrazioni agili
Al via percorsi di smart working negli uffici pubblici
di: Maria Rosaria De Rosa

Entro il prossimo 15 giugno le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali possono candidarsi per la sperimentazione di percorsi di smart working tra i propri dipendenti. L’iniziativa è parte del progetto triennale “Lavoro agile per il futuro della PA”, frutto di una convenzione del 2016 tra il Dipartimento per le pari opportunità ed il Dipartimento della funzione pubblica, nell’ambito della programmazione comunitaria 2014/2020 (PON Governance e capacità istituzionale). Gli accordi sull’impiego dei Fondi Strutturali Europei vincolano infatti gli stati membri alla promozione della parità tra uomini e donne ed all'integrazione della prospettiva di genere. Per questo è stata adottata la scelta strategica di concentrare parte delle risorse finanziarie sulle politiche dedicate a target specifici, tra cui le donne, rispondendo alla necessità di agire sui territori attraverso azioni positive ed interventi trasversali. Ma lo smart working nella pubblica amministrazione trova un’ulteriore regola di riferimento nella direttiva del Dipartimento funzione pubblica approvata lo scorso 25 maggio in conferenza unificata Stato-Regioni. La direttiva fissa modalità e criteri di utilizzo del lavoro agile, oggetto peraltro di una legge recentemente approvata dal Parlamento, che per la prima volta in Italia prova a disciplinare lo  smart working sia nelle aziende pubbliche che in quelle private.


Nello specifico, il progetto punta alla realizzazione di un’azione di sistema basata sulla centralità della conciliazione vita – lavoro, in coerenza con quanto stabilito dalla recente normativa sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (L.124/2015). Prevedendo misure a favore della conciliazione per il personale della pubblica amministrazione, l’obiettivo è sviluppare un nuovo modello culturale di organizzazione del lavoro:  più funzionale, più flessibile, capace di rispondere alle esigenze di innalzamento della qualità dei servizi, garantendo al tempo stesso maggiore efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa. 


In pratica, anche al fine di tutelare le cure parentali, le amministrazioni pubbliche potranno sperimentare forme più flessibili di organizzazione delle attività, non più incentrate sulla presenza fisica del dipendente in ufficio ma su risultati misurabili. La legge fissa inoltre a tre anni il termine della sperimentazione (il progetto si concluderà nell’ottobre 2019), e ad almeno il dieci per cento dei dipendenti la soglia di adesione,  garantendo che i dipendenti che sceglieranno percorsi di smart working non subiranno penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.


La prima fase del progetto prevede l’individuazione di 15 amministrazioni pilota. La scelta avverrà in base a molteplici criteri,  in particolare si terrà conto di quelle amministrazioni con sede nei grandi centri urbani, ad esempio le  città metropolitane, nelle quali i tempi di spostamento incidono in maniera rilevante sui tempi di vita e lavoro, ma anche sulla qualità ambientale e sul benessere collettivo; ma anche di quelle amministrazioni dotate di una struttura territoriale articolata in più sedi, in ragione ad esempio della particolare orografia del territorio, o che si trovano in una situazione di disagio e nella necessità di riorganizzare l’attività lavorativa in conseguenza di eventi straordinari.