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09/05/2018
Teresa Mangiacapra/Niobe se ne è andata oggi pomeriggio
Un ricordo, con brevi cenni biografici
di: Patrizia Melluso


Come già accaduto per Lina/ Nemesi , nel maggio del 2002, la notizia esplode all’improvviso, non te lo aspetti. E non ti aspetti che la persona che, neanche un mese fa, hai incontrato al Blu di Prussia di Napoli per la presentazione di una inquietante “confessione di un killer” (ultimo suo libro) sia scomparsa. E non è privo di senso che la notizia della sua morte mi arrivi da Parigi, da Marina Pivetta, direttora de Il Paese delle Donne, a maggio, lo stesso mese della morte di Lina, e dalla città nella quale Nemesi aveva scelto di vivere lasciata Napoli. 

Ciò che ti continui ad aspettare da Teresa, invece, è il comunicato stampa della sua nuova iniziativa, della sua mostra, della sua presentazione del “Premio Lina Mangiacapre”  dopo la Mostra del cinema di Venezia, sempre insieme all’associazione “Le tre ghinee/Nemesiache”, insomma, ciò che ti aspetti da Teresa è sempre un nuovo segno della sua instancabile vita di artista, di femminista, di animatrice culturale. E invece….
 
Qui sotto, ci sono “cenni biografici” su Teresa, anzi “di” Teresa: non c’era mai distanza e distinzione, nelle parole e nella vita di Teresa, tra la persona e l’artista, tra l’amica e la sorella, tra l’anima e la materia. Qui sotto, dice che ha scelto per sé il nome di Niobe perché nel mito “è possibile leggere la capacità di trasmutazione della materia per il superamento del dolore.” Non riesco a non pensare, in questi momenti, a ciò che scrisse il professor Aldo Masullo poco dopo la morte di sua moglie: la materia si trasforma, e continua a vivere, è l’anima che muore. Spero proprio che non sia così. Ciao, Teresa.

 
 
Cenni  Biografici

 
La ricerca artistica di Teresa Mangiacapra (in arte Niobe), cominciata con il gruppo delle Nemesiache, creato da Lina Mangiacapre (Nemesi), tocca tutti i campi dell’espressione  artistica con il metodo dell’autocoscienza e della psicofavola.
Col tempo ha privilegiato la scultura scegliendo di firmare i suoi lavori con lo pseudonimo di Niobe (nome nel gruppo) nel cui mito è possibile leggere la capacità di trasmutazione della materia per il superamento del dolore. Soggetti preferiti : l’Angelo e il Mito, il Mito come ricerca dell’origine e dell’identità; l’Angelo come dimensione di armonia, tramite tra cielo e terra, simbolo dell’eterna lotta contro ogni ingiustizia , irresponsabilità, miseria, violenza, custode della memoria individuale e collettiva… Espone i suoi lavori in siti archeologici, chiese, chiostri… sperimentando materiali diversi e utilizzando la fotografia per ri-creare e ri-tagliare la realtà secondo il suo desiderio. Alcuni suoi brevi racconti sono stati per lei fonte d’ispirazione per lavori multimediali  o diapòfavole, presentati anche in festival con successo come “La principessa dagli occhi di vetro” ,”Desiderea” e “Rione Terra”.
“La parola per me è importante perché  - come e forse più dell’azione –  è  responsabile nella costruzione della realtà. Dovremmo essere molto ‘attenti’ nel parlare e ancor più nello scrivere. Io  mi sento soprattutto una scultrice ma forse  la parola  come ricerca, espressione , creazione  può essere considerata  anch’essa materia a cui dare forma. Finora i miei scritti , che amo definire libere riflessioni … sono apparsi sul periodico d’arte e cultura Manifesta; da cinque anni collaboro con Il Foglio del Paese Delle Donne soprattutto per il festival del cinema di Venezia ; nel 2014 ho pubblicato “Umori – poesie a due voci” con Vincenzo Abate per  Oèdipus.”