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"FuoricentroScampia" - NUOVA EDIZIONE
 
Siamo alla seconda versione del periodico. Fattori tecnici ci hanno indotto a modificare l’indirizzo del sito. Abbiamo colto l’occasione per un primo bilancio dell’attività, per apportare qualche piccola modifica all’impostazione del periodico sia dal punto di vista grafico che dei contenuti.
E’ passato poco tempo. Ma nel mezzo ci sono i drammatici fatti di Martedì 11 Settembre 2001 al World Trade Center di New York e la guerra ancora in corso in Afghanistan.
Non nascondiamo il senso di smarrimento che questi eventi hanno prodotto anche in noi come, crediamo, in tutte le persone di buon senso e animate da genuini sentimenti democratici.
Ma la riflessione che ne è scaturita ci invita, più che a desistere dall’impegno pubblico e a ripiegare nello sconforto, a rafforzare il nostro, seppur modesto, contributo per l’affermazione delle ragioni di una civile convivenza.
I recenti eventi, del resto, ci spingono a credere che eravamo nel giusto con quanto avevamo intuito e scritto nello scorso Aprile.
Infatti, il processo - i processi - di globalizzazione e la tecnica di cui si avvale, informatica e digitale, che consente a milioni di persone sparse sul pianeta di comunicare e scambiarsi informazioni in tempo reale, può indurre una reazione di rifiuto in coloro che sono preoccupati che dall’incontro di culture e abitudini diverse debba conseguirne necessariamente una perdita di identità e delle tradizionali forme di socialità, di sapere, di costumi.
Questa reazione “particolaristica” e/o “localistica”, slegata da un orizzonte di democrazia, può sfociare in intolleranza, fondamentalismo, violenza: in barbarie.
Certo, non ci sfugge l’uso neoliberista della globalizzazione da parte di ristretti gruppi economici che, saltando ogni tradizionale mediazione interstatuale, colgono l’occasione per un accrescimento indiscriminato delle proprie ricchezze accentuando il divario rispetto ai più deboli. Non ci sfugge, quindi, che i benefici prodotti dalla globalizzazione sono, sin qui, ad esclusivo appannaggio di poche élites transnazionali e che le tecnologie informatiche mettono in rete poco più del dieci percento della popolazione mondiale.
Tuttavia, riteniamo che il processo di globalizzazione costituisca una enorme occasione per un orizzonte di cooperazione solidale e di sviluppo per l’intera umanità: l’incontro tra identità sociali e culturali diverse può consentire un riconoscimento di esse e contribuire, al contempo, ad ancorarle a parametri etici universali.
L’occasione, quindi, per una globalizzazione dei diritti e non solo dei mercati.
Crediamo, infatti, che non vi sia altra prospettiva che quella individuata anche da un grande conservatore come Jorge Luis Borges, secondo cui: “l'idea dei confini e delle nazioni mi sembra assurda. L'unica cosa che può salvarci è essere cittadini del mondo” (intervista rilasciata a Ramon Chao nel 1978).
Ma il raggiungimento dell’obiettivo di una cittadinanza globale non è garantito da nessun automatismo o ritrovato tecnico, esso potrà essere perseguito solo assumendo l’ imperativo morale di rendere praticabile la politica e la democrazia nel nuovo contesto sociale planetario.
Da qui nasce l’istanza a proiettarsi oltre la tradizionale distinzione spaziale centro-periferia per far emergere in ogni luogo le enormi potenzialità che questa nuova fase storica offre a partire da una umanizzazione dello spazio, del proprio spazio, del proprio centro.
Umanizzare lo spazio, assumere cioè la città, la metropoli, luogo di originaria e millenaria convivenza civile tra identità culturali molteplici, luogo fisico delle libertà, come fine e mezzo, come modello di relazione planetaria tra gli uomini. In fondo l’atto terroristico contro le Torri Gemelle è stato un attentato non solo contro New York, non solo contro gli USA, ma anche contro la metropoli in quanto tale.
Anche nella sua nuova versione, FuoricentroScampia sarà uno spazio aperto al vostro contributo, ovunque siate fisicamente, qualunque sia il vostro “centro”, per mettere IN RETE esperienze, immaginazioni, conoscenze, passioni, racconti, notizie. In piena libertà, SENZA RETE, con la sola preoccupazione di tessere con noi una trama di democrazia, di liberare la globalizzazione da ogni tentazione di demonizzazione e militarizzazione, da ogni esasperato economicismo.


Ernesto Mostardi
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Metropolis . George Grosz (1916)