fuoricentroscampia.it
 
  in rete senza rete  
   
politica
tutti gli articoli "politica"
ricerca in fuoricentro >>

18-02-2017
REWIND 1921.
IL PROBLEMA E' RENZI?
di: Ernesto Mostardi

REWIND 1921.
IL PROBLEMA E' RENZI?

La scissione nella sinistra c'è; la legge elettorale tornerà ad essere proporzionale, come nel 1921; per una nuova marcetta su Roma dobbiamo forse attendere ancora un po'. Dopodiché possiamo farci tutti un "selfie di gruppo" e dire "questa volta c'eravamo anche noi".

La vera posta in gioco è la democrazia. Nel senso che ci sono in gioco diversi modi di intenderla. Non solo tra destra e sinistra ma anche in seno alla destra e in seno alla sinistra. Come se ne esce?

La soluzione non può avere l'impostazione "pettegola" alla maniera di un Cuperlo (che, per quanto riguarda il PD, propone di chiudersi, in un gruppetto, in una stanza, dirsele tutte, e firmare una pace, ovviamente destituendo Renzi), che prova a derubricare il problema a questione personale tra pochi addetti ai lavori. L'errore più grave che a sinistra si possa fare in questo momento.
L'unica soluzione, più rispondente alla situazione, è aprire subito una ampia e trasparente discussione coinvolgendo il maggior numero di persone. Sul destino della democrazia, sul destino dell'Italia. Sul rapporto democrazia e partecipazione,  sulla democrazia elettronica, su quale welfare è possibile in tempo di globalizzazione e nel tempo in cui lo Stato non riesce a redistribuire quasi più niente per mancanza di accumulo di risorse, su sovranità nazionale o sovranità sovranazionale, sulla inviolabilità della persona a fronte di una informazione e di sistemi giudiziari sempre più invadenti, su formazione permanente a fronte di stantie discussioni corporative sulla scuola (sempre più senza utenza per ragioni demografiche), e così via.

A qualcuno non va giù che dalle elezioni, con il voto popolare, possa venire l'indicazione  di maggioranze e capi di governo. Che si possano scegliere i segretari di partito e i candidati con le primarie. Che si possano discutere i programmi politici con i congressi. Che I partiti politici debbano regolare la propria vita interna con regole certe e trasparenti.

Gruppi politici di destra e di sinistra, al cospetto dei  grandi mutamenti innescati dalla globalizzazione, rispondono rispolverando antiche ricette incentrate su di una antiquata visione statalista e antichi rituali per processi decisionali elitari (modello caminetto, accordi interpartitici a elezioni avvenute ecc).
Si capisce, via via,  che la riforma costituzionale bocciata al referendum, è stata osteggiata perché spostava troppo l'ago della bilancia a favore della sovranità popolare, presentata sempre più come una minaccia, per l' incombente avanzata dei Cinque Stelle.
A sinistra i più attivi in tal senso sono quelli che, guarda caso, provengono dalla rigida scuola socialcomunista. Una scuola i cui capisaldi sono stati: centralità dello stato; la politica come esercizio esclusivo di avanguardie autolegittimantesi  perché le masse (non il popolo, che potrebbe supporre una qualche identità, nè tantomeno l'idividuo e/o  la persona, ma le masse) vanno eterodirette.

Per tutti questi, il problema è la democrazia.