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02-03-2018
CAMPAGNA ELETTORALE INUTILE?
Quattro considerazioni
di: Ernesto Mostardi

Non intendo assolutamente prendere parte al gioco delle anticipazioni dei risultati elettorali. Ritengo però che qualunque sarà la ripartizione di voti e seggi alcune coordinate politiche e non elettorali sembra che emergano nonostante la bailamme delle ultime settimane. Pertanto, mi sembra di poter dire che questa campagna non è stata inutile.

Riprendendo e sviluppando una considerazione di Umberto Minopoli, da me già  condivisa su facebook, la prima cosa da rilevare è che  la corsa di Di Maio (5Stelle) e di Berlusconi a presentare in fretta e furia a poche ore dal voto i propri candidati a premier e/o una squadra di governo sta a indicare che per  i 5Stelle e per il centrodestra, e quindi non solo per il PD,  il paese necessita di un sistema politico ed elettorale che permetta ai cittadini di scegliere premier e squadra di governo.

Considerazione n1: non era meglio votare con l'Italicum? Che consentiva appunto questo?

Connesso a questo aspetto, considerazione n2: è stato un errore storico per Berlusconi - che si industria non senza affanno a conquistarsi un posto nella storia e far dimenticare tutti i suoi peccatucci provando ad assumere le vesti di padre nobile di una nuova stagione repubblicana - aver voltato la faccia alla riforma costituzionale votata il 4 dicembre 2016. Analogo errore di Di Maio&c. che oltre a non votare a favore della riforma ha, con tutta la sua squadra parlamentare, nuovamente cosparso l'intero campo politico di roboanti discorsi neoproporzionalisti e reso evidente che cinque anni di legislatura, di presenza in parlamento dei pentastellati, sono passati senza portare a casa un bel niente. E non solo sul piano delle riforme istituzionali, visto che alla fine, giusto per ricordarne una, addivengono anche alla conclusione che la "Buona Scuola" non è da cancellare ma va migliorata. Già, come prevede la stessa legge 107.

Ma questo fine di campagna elettorale dice pure - terza considerazione - che comunque andranno le votazioni, il tentativo di dare vita a qualcosa di consistente (politicamente ed elettoralmente) alla sinistra del PD è del tutto abortito. Non è una previsione. Non saprei farla. E' una lettura dei fatti. Perché guardando quanto accade in questi giorni già si evince chi è in campo e avrà da dire e fare, indipendentemente dalla collocazione in parlamento, e chi starà solo a guardare. Nel caso di LeU e Potere al Popolo è del tutto evidente che il loro massimo obiettivo di queste formazioni è quello di diventare future minoranze. Tutto qui. Un po' imbolsiti e grigi i primi, funzionari di apparati di un welfare-state da anni cinquanta del secolo scorso, più simpatici e fantasiosi i secondi. Ma il loro ingresso in Parlamento, semmai ci sarà, non sarà nulla di più di un semplice "aggiungi un posto a tavola". E tutte le declamazioni in stile Corbyn o in stile Chavez/Maduro non sono nulla più che questo: scambiare elezioni in cui si vota per chi deve governare, in elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali o per il rinnovo di municipalità. L'Italia, nazionalmente parlando, non è una brutta facciata di condominio da abbellire. Scambiare politiche comunali per politiche nazionali sarebbe un disastro. L'Italia è al centro del Mediterraneo, è il paese della Nato più prossimo al puzzle mediorientale (tenuto conto ovviamente della Turchia di Erdogan), è un paese che necessita di approvvigionamento energetico, anche per organizzare simpatiche feste nei centri sociali, occupati abusivamente o meno, necessita di sicurezza interna anche per far arrivare i tanti turisti, di poter essere nel quadro dei tanti accordi commerciali internazionali ed europei per  usufruirne e vendere i propri prodotti all'estero, e così via. Non è tempo di liste civiche, vanno bene per i comuni, non per il livello nazionale.

Quarta e ultima considerazione. La parabola dei CinqueStelle, dice a tutti  che la nostra Costituzione è nel giusto nel prevedere che la politica nazionale veda il concorso dei cittadini attraverso i partiti. Infatti, sembra che si avviino in questa direzione. Si avviano a dare una forma democratica e di partito al loro movimento.

Del resto, come stanno sperimentando a proprie spese, solo con partiti con regole statutarie certe, impugnabili e verificabili, puoi provare a vincere la battaglia della correttezza legale in campo politico. Se invece basi tutto sulla mitica selezione degli onesti, ecco che ti ritrovi con un pezzo consistente di gruppo parlamentare a fare i "pacchi" agli italiani con falsi bonifici e amenità simili. Certo i vecchi partiti che hanno concorso a fare l'Italia democratica e repubblicana non sono più all'altezza del loro compito. E questo lo sappiamo da tempo. Infatti di essi è rimasto ben poco. Solo molta erronea nostalgia nella quale sguazzano vecchi arnesi.

Il punto allora è che non si può fare a meno dei partiti, ma non si possono riproporre vecchi e desueti schemi che non tengono conto dello sviluppo della democrazia, della stessa Costituzione e del rinnovamento tecnologico che impone forme di partecipazione e decisioni collettive diverse dal passato.

Il PD sa bene queste cose. La riflessione su di esse ha subito un rallentamento. Ma la "scuola PD" è l'unica che tenga i tempi. Perché nonostante tutto è l'unica in grado di approssimarsi ad una lettura dei nuovi tempi e a trovare qualche ragionevole soluzione per farvi fronte.

Gli altri hanno solo ancora da imparare. Forse non per molto. Ma per il momento è così. Qualsiasi cosa si voglia fare o vogliono fare, il PD è una fonte inaggirabile. Non si tratta di tifo o di avere le traveggole. E' puro realismo. Al di là dei numeri e dell'ingegneria politica.

Forse questo ragionamento non scalfirà di un millimetro le convinzioni di chi è contrario a prescindere.

Ma passerà anche questa tornata elettorale e mi auguro allora che si possa tornare a riflettere anche con chi ha chiuso a tripla mandata la saracinesca della propria coscienza.

Nel frattempo, come dice Marco ROSSI DORIA (PD) in una sua ultima locandina elettorale: VOTIAMOCI BENE!