“On China” di H.Kissinger. Recensione

On China
Henry Kissinger
2011, ALLEN LANE (Penguin Group)
Recensione: II parte

Se una guerra nucleare dovesse uccidere tutti i cinesi sopra i trent’anni, mi disse Mao a febbraio (1973), ciò potrebbe dar luogo, a lungo termine, ad un bene per la Cina, contribuendo alla sua unificazione linguistica: “ Se l’URSS dovesse lanciare le sue bombe e uccidere tutti quei cinesi che hanno più di trent’anni, questo risolverà il problema dei tanti dialetti cinesi, perché i vecchi come me non riescono ad imparare il cinese mandarino”.

Che Mao fosse ossessionato dalla bomba atomica è certamente vero, ne pretese ed ottenne dai sovietici la tecnologia. Durante i terribili anni del Grande Balzo in Avanti (1958 – 1961) tra le varie opere grandiose – inutile e malfatte – che pretese dal popolo cinese con costi umani spaventosi, poiché dalle dighe alle fornaci per l’acciaio delle Comuni Popolari tutto veniva fatto letteralmente a mani nude con l’utilizzo della forza lavoro, organizzata in brigate disciplinate militarmente, spinta forzosamente fino allo sfinimento delle forze, ci sono stati “i rifugi atomici”, disseminati su tutto il territorio nazionale.
Pure, questo Mao/Stranamore, paradossale e buffone, descritto da Kissinger, ci lascia sbigottiti.

Vera, e riportato da più fonti, incluso Kruscev, l’insistenza di Mao sulla forza numerica del suo popolo che, in fin dei conti nessuna bomba atomica avrebbe potuto cancellare dalla faccia della terra e che quindi, in ultima analisi, la Cina avrebbe affrontato piuttosto che piegare la schiena.

In un contesto, stavolta però, inteso a contrapporsi alla teoria/pratica diplomatica della “coesistenza pacifica” voluta da Kruscev.

Insomma dalle rivelazioni di Jung Chang e Jon Halliday in “Mao La storia sconosciuta”, Kruscev nelle memorie e le testimonianze di altri leader dell’ex sfera di influenza sovietica fino al Kissinger di “On China”, Mao ed il suo entourage si collocano nella storia del secolo scorso e dei suoi equilibri geopolitici, come portatori di una visione del mondo raccapricciante ma anche e in ultima analisi decisamente caricaturale.

Perché, ci chiediamo noi, forse ingenuamente ma certamente saggiamente, Sovietici, Americani e Paesi non allineati o per dirla con la teoria di Mao dei “I tre mondi”, – secondo cui il I mondo era costituito da URSS e USA, il II dagli altri paesi sviluppati ed il III dai paesi sottosviluppati o in via di sviluppo – tutti cercavano una sponda cinese? Insomma non sarebbe stato più saggio l’inverso e cioè che tutti i paesi del mondo facessero fronte comune contro un paese dominato da un branco di folli accumulatori di armi atomiche pronti a prendere e buttare qua e là atomiche, manco fossero state bombe carta?

Magari queste buffonate dialettiche di Mao furono inquadrate e lette come la semantica provocatoria dettata dalla frustrazione ad leader senile di un paese povero, sottosviluppato, marginale ed emarginato dalle dinamiche mondiali del secolo scorso. Oggi, improvvisamente, esse diventano elucubrazione geopolitiche e “modi di essere” di una società e di un popolo in ascesa sullo scenario mondiale (la Cina del Pil sempre in crescita, detentrice di tanto del debito americano, accaparratrice dei traffici mondiali, ecc.) e si materializzano come il “passato” di cui dobbiamo essere messi a conoscenza. Scusi dr. Kissinger, perché ora e non prima?

Perché le missioni segrete e le conversazioni secretate fin qui, nell’interesse nazionale americano e del mondo tutto, come lei non fa che ribadire lungo tutte le 530 pagine del suo libro, ora e qui ha deciso di spiattellarle ai quattro venti?

Per esempio la lettera del Presidente Bush al “caro amico Deng” datata 21 giugno 1989, cioè a meno di venti giorni da quel 4 giugno 1989 che vide i carri armati del regime del “caro amico Deng” entrare a piazza Tiananmen e passare sui manifestanti pacifici.

O, questa anche meglio, del National Security Advisor Brent Scowcroft e del Deputy Secretary of State Lawrence Eagleburger piazzati su di un aereo militare C-141 privo di segni di riconoscimento, inviato a Pechino in missione speciale e segretissima, tanto segreta che lei dice che la difesa aerea cinese quasi lo tirava giù – fatto non avvento grazie ad una telefonata di richiesta di autorizzazione all’abbattimento fatta addirittura al Presidente Yang Shangkun in persona – appena tre settimane dopo il massacro di piazza Tiananmen?

“L’aereo era equipaggiato per rifornirsi in volo per evitare qualunque fermata lungo la rotta e fornito di attrezzature di comunicazione autonome così da poter restare in contatto diretto con la Casa Bianca. Nessuna bandiera venne esposta durante gli incontri e i banchetti e la notizia non venne riportata dai media”, questo è certo, altrimenti ce ne saremmo accorti!

Missione segreta portatrice di un limpido messaggio presidenziale inteso a rassicurare i vertici di potere della Cina che, massacro o non massacro, i rapporti tra Cina e USA restavano ottimi esattamente come prima, al netto s’intende di un po’ di sanzioni (provvisorie) e qualche slogan propagandistico riguardo ai diritti umani, inevitabile per chetare il Congresso e il popolo americano.

E la questione Fang Lizhi, l’astrofisico dissidente rifugiatosi all’interno dell’ambasciata americana? Tutto un malinteso dovuto alla distrazione del personale dell’ambasciata americana a Pechino che, male informato sul curriculum di “troublemaker” del prof. Fang, ebbe la stupida idea di invitarlo al ricevimento ufficiale tenuto nell’ambasciata stessa, in occasione del viaggio del Presidente Bush (febbraio 1989), creando così un legame tra il dissidente e la rappresentanza americana a Pechino. Così a seguito del massacro di Tiananmen il prof Fang e sua moglie ebbero l’opportunità di chiedere ed ottenere asilo politico all’interno della rappresentanza diplomatica americana.
“Non avevamo altra scelta che lasciarlo entrare,” parole di Bush.
Dr. Kissinger, lei ed il Presidente Bush fate una pessima figura!

Quindi, stando alla trama di “On China”, Henry Kissinger è stato (lo è ancora?) l’eminenza grigia di 40 anni di politica estera americana, lunga 8 Presidenti.
Viene da concordare con J. Becker che chiude la recensione a “On China” pubblicata dal Guardian con queste parole:” È un peccato che Kissinger non è mai stato distratto dalla sua missione di ottenere – a rebalancing of the global equilibrium -. Il mondo avrebbe potuto essere un posto piuttosto differente”.

Un libro, On China” scritto, ci dice Kissinger, per spiegare il modo di pensare dei cinesi riguardo a problemi come la guerra e la pace nonché l’assetto geopolitico dell’ordine internazionale. Che termina con uno svolazzo storico sulla formazione, nell’Europa prima delle due guerre mondiali, della super potenza Germania … ma ci conforta in fine libro … perché finché ci sarà Lui, il super Kissinger degli equilibri globali, e finché, s’intende, i potenti della terra si faranno condurre per mano da Lui, noi tutti siamo al sicuro. Non ci sarà la guerra tra le due attuali super potenze – USA e CINA-.

Bene, per quanto mi riguarda, mi auguro che il suo tempo in ruolo sia giunto al termine. La senilità dei potenti è perniciosa, come apprendiamo leggendo del suo Mao, Deng ecc.
Ma, mi viene da chiedermi, quanto c’era di buono, prima che invecchiassero così malamente, in leader che somigliano tanto al Grande Dittatore di Chaplin?

” On China”: l’ultimo libro di Henry Kissinger

On China
Henry Kissinger
2011, ALLEN LANE (Penguin Group)
Recensione: I parte

IL libro di Kissinger, sembra essere una sorta di bomba a lungo trattenuta.

Apre con un excursus storico-filosofico lungo tre capitoli (90 delle sue 530 pagine) in cui rammenta o meglio attesta la lunga esistenza della Cina come nazione costituita e strutturata (221 a.c.) in uno stato burocraticamente ed istituzionalmente complesso ed articolato. Uno stato, per l’appunto, risalente ad un’epoca tanto remota da determinare una longevità che nessuna nazione, impero, confederazione di stati ecc. al mondo, può rivendicare. Tratto caratteristico di questa sorprendente continuità storica ė la sua assoluta autoreferenziale ed inalterabile convinzione di centralità. Come gli antichi greci tutto ciò che si trova al di fuori dei suoi confini é “barbaro”, e barbari sono gli alieni, gli stranieri, che non vivono sotto il cielo del “Regno di Mezzo”, l’antico nome della Cina.
L’orgoglio di un popolo fierissimo e le ferite infertegli dall’intromissione aggressiva, sotto il suo cielo e sul suo suolo, dal colonialismo occidentale, sono qui, ora e per sempre. Evita Kissinger la parola “revanscismo” ma ne traccia lo spettro semantico parola dopo parola.

Il vero scoop però arriva inatteso e correlato dalla trascrizione letterale del contenuto delle conversazioni, di cui il testimone, Kissinger stesso, conserva trascrizioni indiscutibili, nel senso letterale del termine. Nel caso specifico, infatti, sorprendentemente, lo storico e la sua fonte sono una cosa sola, senza alcuna possibilità di smentita, – d’altro canto Mao e Zhou Enlai sono morti stecchiti e, al momento non disponiamo di “loro” trascrizioni dei colloqui riportati – perché la narrazione di Kissinger non veste la forma del diario o dell’autobiografia ma quella del saggio accademico, seppure in forma divulgativa.
E così scopriamo che dal 1972 al 1989, – cioè dallo scongelamento dei rapporti diplomatici tra Cina e America, interrotti dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949, stato non riconosciuto dagli Stati Uniti a favore “dell’altra Cina” degli sconfitti del generalissimo Chiang Kai-shek riparati a Taiwan,- la solida struttura della ritrovata collaborazione è stata un’alleanza basata sull’opposizione ed il contenimento dell’URSS. Un’alleanza anti sovietica non, per così dire, ovvia in sé perché di fatto si interponeva tra le due super potenze di allora, ma propriamente dichiarata, discussa e ratificata dalle due parti in gioco, cioè America e Cina.
“Il riavvicinamento sino-americano ebbe inizio come aspetto tattico della Guerra fredda …”
I cinesi, da Mao fino ad oggi, hanno avuto a cuore ed hanno a cuore, esclusivamente i loro interessi nazionali intesi territorialmente e dal punto di vista geopolitico. Non che, dopo tutto quello a cui abbiamo assistito noi si credesse ancora alla storiella dei paesi comunisti fratelli ma “ L’Unione Sovietica, mi disse Mao, rappresenta una minaccia globale e bisogna resistergli globalmente … la Cina resisterà ad un attacco, anche se bisognerà ritirarsi all’interno per mettere in atto una strategia di guerriglia. Ma la cooperazione con gli Stati Uniti e altri Stati che la pensano allo stesso modo accelererà la vittoria il cui risultato sarà determinato dal lungo indebolimento dell’Unione Sovietica … la Cina non chiederà aiuto o sottoscriverà patti condizionanti … ma è preparata ad adottare strategie parallele, specialmente con gli Stati Uniti. Una politica di contenimento globale dei Sovietici avrebbe prevalso poiché le ambizioni sovietiche erano al di là delle sue effettive capacità.

Mao:- Devono (i sovietici) vedersela con così tanti avversarsi, con il Pacifico, con il Giappone, con la Cina, con l’Asia del Sud che è composta da più paesi. Hanno solo un milione di truppe qui, – non abbastanza neanche per difendere loro stessi ed anche meno per una forza d’attacco…
…….
Kissinger:- Sì, i nostri due paesi devono fronteggiare lo stesso pericolo (URSS). Possiamo usare metodi differenti talvolta ma abbiamo gli stessi obiettivi.
Mao:- Bene, fin quando gli obiettivi saranno gli stessi … E possiamo lavorare insieme per trattare con un bastardo (risata) … qualche volta vi criticheremo per un po’. Il vostro Presidente parla di influenza ideologica, voi dite:- basta con questi comunisti. Io dico:- basta con questi imperialisti. Diremo cose come queste ma non le faremo di certo!

Insomma, chiarisce il dr. Kissinger, una cosa sono gli slogans propagandistici ad uso interno che non significano molto, ben altro la necessità di cooperazione contro la minaccia sovietica. L’ideologia riguarda il “domestic management” non la politica estera. Ovviamente, però, l’armistizio ideologico resta valido fino a quando gli obiettivi restano compatibili.

Machiavelli, insomma, era proprio un principiante. E noi tutti gli abitanti del pianeta, al di qua e al di là della cortina di ferro, una massa di dementi “to manage”! Tutto ciò (Febbraio 1973) in piena Rivoluzione Culturale e con Nixon alla guida degli Stati Uniti. Caro dr. Kissinger, non so perché ma mi prudono le mani.

DALL’ETIOPIA UNA ACCORATA LETTERA DI CARLO E FRANCA TRAVAGLINO

CARISSIMI,

una  breve informazione  dal…. fronte etiopico.

Nei giorni scorsi, sulla stampa italiana, l’area geografica del Corno d’Africa, “SOMALIA – KENIA – ETIOPIA”,  e’ stata definita    “triangolo della morte” per la carestia,  per la fame e affini.

Se noi, oggi, volessimo definire con uno stereotipo la situazione dell’Etiopia useremmo l’immagine  popolare dell’inferno: luogo dove si brucia.

Durante gli ormai 42 anni di avventura  di liberi battitori in comunita’ con i poveri e con i malati di lebbra e di TBC e di AIDS in Eritrea- Etiopia abbiamo visto, vissuto e sofferto di tutto, dalle lotte guerrigliesche contro l’Impero e alla caduta dello stesso fino alla eliminazione fisica di Haileselassie, alle crisi di siccita’ e di carestiie,   ai pericoli sulle strade minate, al regime sanguinario filosovietico di Menghistu, alla caduta e alla fuga dall’Etiopia dello stesso, al succedersi degli scontri  bellici,, alle varie crisi politiche e sociali di ogni genere, alla  folle quanto disastrosa separazione dell’Eritrea dall’Etiopia.

Abbiamo  vissuto e sofferto carenze di ogni tipo.

Ma mai avevamo vissuto la follia di questo tempo caratterizzato da uno squlibrio sociale inimmaginabile,  senza precedenti, con un potere che, teoricamente  si ispira al  socialismo e al marxismo,  ma che, di fatto, opera scelte di piena intesa con il capitalismo  seguendo  le regole del mercato libero e della globalizzazione selvaggia, favorendo la crescita abnorme e senza limiti  dei ricconi  e delle imprese straniere  con privilegi ed esenzioni dalle tassazioni, perfino da quelle doganali.

Intanto il “popolo basso” e’ letteralmente schiacciato da continue imposte e balzelli su tutto e coloro che operano concretamente, con servizi di puro e vero volontariato, devono  sopportare  una burocrazia esasperata e tassazioni impossibili ad essere sostenute, come quella doganale se si tenta di importare beni essenziali per i poveri e per i malati indigenti.

Qui brucia tutto;  brucia la vita e la speranza dei poveri.

Ogni giorno il costo della vita sale  in maniera pazza e  incontrollata.  Ormai ha raggiunto livelli assolutamente insostenibili.

Il popolo stenta,  mentre i capitalisti locali e stranieri ingrassano.

La forbice tra  ricchi e poveri si e’ allargata in misura allarmante.

Vivendo dal di dentro e in comunione reale con il popolo tartassato questa drammatica condizione, questa spaccatura-vergogna dell”umanita’ , la tentazione della resa, dell’abbandono  e della fuga e’ incalzante. Sarebbe perfino comoda e facile. Ma sarebbe una vigliaccheria, un tradimento imperdonabile  nei confronti del popolo, dei poveri, dei malati indigenti, dei bambini indifesi; sarebbe la negazione della fraternita’  che l’HEWO ha posto come fondamento e come principio ispiratore irrinunciabile di ogni servizio fin dal suo nascere.

Allora, per l’HEWO,  la via da seguire e’ soltanto una: stare con il popolo, soddisfare la legittima domanda di aiuto,  resistere, dialogare lealmente e rispettosamente   con le autorita’ locali per cercare soluzioni giuste ai problemi esistenziali, lottare con fiducia onde evitare che la speranza dei poveri sia ridotta in cenere.

Come percorrere questa strada ?

Le scelte vanno fatte ora per ora, utilizzando tutte le possibili risorse, nel rispetto della legalita’ e per la difesa dei diritti fondamentali di ognuno

Confidiamo nella solidarieta’ di quanti vorranno sostenere la Comunita’ HEWO in questo cammino di fraternita’ per la giustizia e per la difesa del diritto alla vita dignitosa della persona.

Ci fermiamo qui.

L’indignazione e’ tale che ci impedisce di trovare altre parole.

Un fraterno abbraccio a tutti.

FRANCA e CARLO TRAVAGLINO.

Il CAMPO DI STERMINIO

[caption id="attachment_310" align="alignright" width="300" caption="ossa umane emerse dalla terra, al di fuori delle fosse comuni, a causa delle pioggie"][/caption]

fossa comune

[caption id="attachment_312" align="alignright" width="300" caption="fosse comuni"][/caption]

S-21: LE AULE TRASFORMATE IN CELLE

celle per quadri

[caption id="attachment_302" align="alignright" width="300" caption="celle per quadri"][/caption]

S-21: l’archivio fotografico

i cadaveri dimenticati

S-21

Phnom Penh: S21, Tuol Sleng Museum of Genocidal Crimes.

Il centro torture gestito da Duch si trova nella parte sud della capitale, noto anche come Santebal, era utilizzato come centro interrogatori dei Khmer rossi. Vi furono “interrogati”, cioè torturati, più di 14.000 sospetti di crimini controrivoluzionari.

Durante il regime di Pol Pot (1975- 1979) era un luogo segreto, noto solo ai leader e … a coloro che vi furono detenuti. Dopo aver scritto una confessione che si confacesse completamente alle richieste dei carcerieri tutti (i sopravvissuti si contano sulle dita di una mano) venivano trasferiti al campo di sterminio fuori Phnom Penh ed eliminati.

Entrarvi fisicamente è un’esperienza difficile. Per quanto si sia preparati all’orrore, per quanto si conoscano i dettagli più raccapriccianti riguardo ai fatti accaduti in quel luogo.

La vista delle fotografie (più di seicentomila) meticolosamente archiviate dai carnefici, quella terrificante dei cadaveri degli ultimi torturati che nella fuga precipitosa furono abbandonati sul “letto di tortura”, le aule di quella ex scuola superiore trasformate in un groviglio di cellette, tanto strette da doverci entrare mettendosi di fianco, provocano una sorta di afonia.

Semplicemente non ci sono parole nel vocabolario dell’umano per reagire allo sconforto, alla desolazione del luogo. Il contrasto con il giardino centrale, le panchine, la struttura scolastica nata per insegnare e finita per essere adibita alla dismissione di tutta la cultura e la civiltà umana, tacita.

Apre From Asia to the World.

Apre From Asia to the World. Il progetto espositivo che si propone di indagare il rapporto tra l’energia creativa dell’arte contemporanea asiatica e il resto del mondo

Dal 4 giugno 2011,  a cura di victoria lu, renzo di renzo e felix schöber | abbazia di san gregorio,dorsoduro e palazzo mangilli- valmarana,cannaregio. Venezia

Future Pass – From Asia to the World
Evento Collaterale

54. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia

Oltre 100 artisti, asiatici e non, offrono una panoramica caleidoscopica sulla nuova estetica che attualmente sta proliferando dall’Asia al resto del mondo. Attraverso la contaminazione di generi e discipline della cultura digitale del XXI secolo, gli artisti che operano in questa nuova estetica eclettica stanno generando nuovi tipi di relazioni con il mondo globalizzato, offrendo a tutti noi un possibile accesso al Futuro.

“Future Pass” si propone di indagare il rapporto tra l’energia creativa dell’arte contemporanea asiatica e il resto del mondo, rispondendo implicitamente al tema della 54. Esposizione Internazionale d’Arte, presentando non solo una “nazione” artistica che travalica i confini nazionali, ma anche un nuovo mondo artistico centrato in Asia.
Curata secondo una prospettiva asiatica, questa mostra pone l’attenzione sui diversi valori che possono essere riconosciuti all’arte contemporanea. L’installazione privilegia una visione caleidoscopica che si distacca dalla tipica concezione di “scatola bianca” del museo. Questa esperienza a tutto tondo parla direttamente alle abitudini visive della nostra era digitale, soprattutto al nostro rapporto con lo schermo del computer.
La mostra è articolata in una serie di dicotomie, a partire da quella primordiale e fondante dell’antica filosofia cinese dello Yin e Yang. Yin e Yang sono opposti ma complementari e interdipendenti, hanno origine reciproca. L’uno non può esistere senza l’altro ed entrambi possono trasformarsi nel proprio opposto. La stessa legge sembra presiedere le altre opposizioni, che costituiscono le tematiche attorno a cui è strutturata “Future Pass”: Oriente/ Occidente, Passato/Futuro, Yin/Yang, Universo/Individuo (situate all’Abbazia di San Gregorio), Virtuale/Reale e Cosplay (in mostra presso il Palazzo Mangilli-Valmarana). Tali concetti altro non sono se non dicotomie solo apparenti, che trovano la loro soluzione all’interno di una stessa opera d’arte. In fondo il vero tema della mostra “Future Pass” è quello dell’incontro di culture, tempi e personalità diverse e non poteva quindi trovare che a Venezia – città cosmopolita ed apolide – il luogo ideale.
Suddivisa in due sedi, la mostra sarà una collettiva di 106 tra artisti e gruppi artistici provenienti da ogni parte del mondo, alcuni già affermati e riconosciuti internazionalmente e altri più giovani ed emergenti. Tra i protagonisti della mostra: Wim Delvoye (Belgio); Xu Bing, Zhang, Xiaogang e Yang Na (Cina); Dieter Jung e Rolf A. Kluenter (Germania); Thukral e Tagra e Janice Devali (India); Ay Tjoe e Indieguerillas (Miko e Santi) (Indonesia); Simone Legno, aka Tokidoki (Italia); Yayoi Kusama, Takashi Murakami e Yoshitomo Nara (Giappone); Lee Dongi e SEO (Korea); Shahzia Sikander (Pakistan); Grimanesa Amoros (Perù); Phunk Studio (Singapore); Yang Maolin (Taiwan); Natee Utarit (Tailandia) e Gary Baseman (USA). Le loro opere utilizzano le tecniche più diverse – tele, installazioni interattive, video, sculture, live performance e body art – per rovesciare e confondere ogni più rigida classificazione.
“Future Pass” è anche un confronto dinamico con il passato: le opere d’arte contemporanea interagiscono infatti con gli ambienti classici e storici in cui sono inserite – la trecentesca Abbazia di San Gregorio e il settecentesco Palazzo Mangilli-Valmarana, entrambe sedi della Fondazione Claudio Buziol -, offrendo nuove possibilità di interpretazione del passato e del futuro, creando così un cortocircuito di senso.
Durante la sera dell’inaugurazione si terrà un evento dedicato al cosplay, con la partecipazione della nota cosplayer italiana Giorgia Vecchini. Questa combinazione di costume e gioco cerca di fondere il virtuale con il reale, le persone immaginarie create nel mondo dei videogiochi con il mondo fisico del qui e ora, lo spazio della mostra con i corpi dei performer.
Dopo la 54. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, “Future Pass” sarà allestita presso il Wereldmuseum di Rotterdam a dicembre 2011 e presso il National Taiwan Museum of Fine Arts di Taichung e il Today Art Museum di Pechino nel 2012.

Lista degli Artisti

Oriente/Occidente: Takashi Murakami, Yuan Zai, Fang Lijun, Shinjiro Okamoto, Son Dong Hyun, Ye Yongqing, SEO, Liu Dan, Xu Lei, Hong Ling, Lee Sea-Hyun, Sang Huoyao, Yang Maolin, Lee Dongi, Kaikai Kiki (Aya Takano, Chiho Aoshima, Mr., ob e TEAMLAB/Toshiyuki Inoko), Qiu Anxiong, Chinese Cubes (Rex How, Huang Hsin-Chien, Akibo) & Vicky Liang;

Passato/Futuro: Zhang Xiaogang, Liu Jianhua, Zhan Wang, Shahzia Sikander, Thukral e Tagra (Jitten Thukral e Sumir Tagra), Wang Mai, Huang Zhiyang, Zhang Kai, Leonard Porter, Qiu Jie, Li Hui;

Yin/Yang: Yayoi Kusama, Xiang Jing, Yoko Toda, Mika Ninagawa, Rolf A. Kluenter, Yang Na, Joyce Ho & Craig Quintero, Mu Lei, Janice Devali, Ouyang Chun, Qu Yi;

Universo/Individuo: Xu Bing, Wim Delvoye, Yoshitomo Nara, Grimanesa Amoros, Dieter Jung, Miao Xiaochun, Yang Fudong, Wolf Kahlen, Liu Ye, Phunk Studio (Alvin Tan, Melvin Chee, Jackson Tan & William Chan), Ay Tjoe, Jimmy, Yin Zhaoyang, Mao Xuhui, Kwon Kisoo, Chang Chia-Ying, Wang Fenghua, Sun Xun, Yuan Shun, Cao Fei, Cai Xiaosong, Zhao Guanghui, Shy Gong.

Virtuale/Reale: Ward Walrath Kimball, Andre Saraiva, Gary Baseman, monochrom (Johannes Grenzfurtner e altri), Hye Rim Lee, Indieguerillas (Miko e Santi), Tomoko Nagai, David Chan, Sang-Ah Choi, Chiharu Nishizawa, Lelya Borisenko, Angelo Volpe, Nathaniel Lord, Mapi Gil, Hiroyuki Matsuura, Rieko Sakurai, Eddie Kang, Simone Legno (aka Tokidoki), Anna Galtarossa, Han Hoogerbrugge, Michele Bazzana, Olivier Pauwels, Nicole Knauer, Inbal Shved, Aldo Lanzini, Pan Dehai, A Shin (Chen Shih-Hung), No2Good (Chen Po-Liang), Chen Zhiguang, KEA (Tsai Meng-Ta), Natee Utarit, Jiang Heng, Wu Rigen, Han Yajuan, Tang Maohong, Hsu Tangwei, Wen San Su, Emanuele Sferruzza Moszkowicz; Animamix.Net: (Chen Fei/ Luo Hui, Ye Funa, Tao Na, Lu Tingting, Lin Chin-Hung, Gao Xiaowu, Luo Dan, Xu Jia, Luo Zhenhong, Sun Dongxu, He Zubin, Rae Chou, Wow Bravo & Funky Rap, Stephany Hsiao, Chen Zongguang, Fu Kailai, Tess Lin, Victor Xu Weina, Yan Shilin, Chen Hongzhu, Pink Hsu, Wu Dinglong, Zhou Xin, Xu Qin, Peng Yun, Ma Chunfu, Connie Chang, Leland Lee, Wu Chang Jung);

Cosplay: Kristy Chu Cha-Ray, Ye Yili, Jonathan Anderson e Edwin Low, Demis Albertacci, Giorgia Vecchini.
Programma Giorni Vernice
Mercoledì 1 giugno ore 10 – 18 Preview (VIP passes), stampa accreditata
Giovedì 2 giugno ore 10 Conferenza Stampa, Abbazia di San Gregorio, stampa accreditata
ore 11 – 18 Preview, stampa accreditata
ore 18 Inaugurazione Abbazia di San Gregorio
ore 18.30 Evento Cosplay, Abbazia di San Gregorio
ore 18 – 20.30 Apertura Palazzo Mangilli-Valmarana
ore 18 – 22 Apertura Abbazia di San Gregorio
Ingresso solo su invito
Venerdì 3 giugno – ore 10 – 20 Preview (VIP passes), stampa accreditata
Sabato 4 giugno ore 10 – 19 Apertura al Pubblico
ore 16.30 Symposium, Abbazia di San Gregorio,
aperto al pubblico
Future Pass – From Asia to the World


Mostra Future Pass
Evento Collaterale – 54. Esposizione Internazionale d’Arte
A cura di Victoria Lu, Renzo di Renzo e Felix Schöber
ILLUMInazioni – ILLUMInations
Dal 4 giugno al 6 novembre 2011
Abbazia di San Gregorio
Dorsoduro 172 – 30123 Venezia

Palazzo Mangilli-Valmarana
Cannaregio 4392 – 30121 Venezia

Orari: 4 – 12 giugno, ore 10 – 19
14 giugno – 6 novembre, ore 10 – 18
Orario prolungato sabato 18 giugno, ore 10 – 24, in occasione dell’evento “Art Night Venezia”
Chiusura lunedì, eccetto lunedì 6 giugno e 15 agosto

Istituzioni Organizzatrici
UNEEC Culture and Education Foundation (Taipei) http://foundation.uneec.com
Today Art Museum (Pechino) www.todayartmuseum.com
Wereldmuseum (Rotterdam) www.wereldmuseum.nl
National Taiwan Museum of Fine Arts (Taichung)
www.ntmofa.gov.twwww.fondazioneclaudiobuziol.org
in collaborazione con Fondazione Claudio Buziol (Venezia)
www.fondazioneclaudiobuziol.org
Ufficio Stampa “Future Pass”

Italia: Federica Pezzato
futurepass@fondazioneclaudiobuziol.org
Palazzo Mangilli-Valmarana
Cannaregio 4392 – 30121 Venezia
+39.041.5237467
Cina: Justine Huang – justine.futurepass@gmail.com
Giappone: Reiko Iida – rieiidkao@yahoo.co.jp

“Wenzhou, la patria dei cinesi d’Italia”del fotoreporter Alessandro Lisci a cura di Angela Camuso

L’unico reportage fotografico sulla città dalla quale provengono il 90% dei cinesi residenti in Italia ricco con :

Scheda Tecnica:

WENZHOU. Una megalopoli di 7 milioni di abitanti, un cantiere a cielo aperto. Da Wenzhou, regione cinese dello Zhenjiang, proviene il 90% dei cinesi che vivono nelle chinatown italiane. E sempre da Wenzhou provengono la maggior parte dei prodotti che la Cina esporta in occidente. Lo squallore della miseria della periferia e i bambini che lavorano in condizioni disagiate contrastano con la magnificienza dei grattacieli in continua costruzione. Questo è il duplice volto di questa città raccontato dal fotografo Alessandro Lisci nel suo reportage “Wenzhou, la patria dei cinesi d’Italia”, con la collaborazione della penna di Angela Camuso, giornalista di cronaca nera e giudiziaria.

Lisci ci racconta una Cina differente da quella dello stereotipo occidentale, dove ai bambini che lavorano nei cantieri, alle baraccopoli celate dai muri eretti dal regime, si alterna una Cina in crescita, “che distrugge il vecchio per costruire il nuovo” rincorrendo quel “sogno cinese” legato ai miti della tecnologia, della bellezza e delle griffe. L’idea deriva dal viaggio che i due fecero in Cina per intervistare per la prima volta i preti cattolici della chiesa clandestina perseguitati dal regime pubblicando la storica intervista sul settimanle L’Espresso : «Lo stimolo per iniziare – dice Lisci – deriva dal fatto che abbiamo voluto andare a coprire una lacuna». Proprio la particolarità del soggetto ripreso fa di questo reportage  un unicum sul quale riflettere. Il personale di un fast food schierato in posa militaresca è il soggetto scelto dal fotografo come icona del progetto: «È l’idea – spiega il sinologo Trentin – di una massa che si identifica ancora in valori gerarchici e generazionali». Il giornalista, Toni Fontana, che ammette: «Una foto di queste vale più di dieci articoli di giornale».

di Simone Di Stefano. L’Unità.

Biografia Alessandro Lisci:

Lisci si forma come ritrattista alla scuola di Giuseppe Pannozzo, Studio Petri, Roma.

Dal 2005 inizia a collaborare come Free Lance per alcune testate giornalistiche, pubblicando per L’Espresso, La Repubblica, L’Unita’, Il Venerdì della Repubblica, News Settimanale, Leggo, Donna Moderna, Metropolis de La Repubblica, Mediaset.

Espone nel 2008 al FotoGrafia Festival Internazionale di Fotografia di Roma

Biografia Angela Camuso:

Angela Camuso, giornalista professionista, nasce a Bergamo nel 1974. Si trasferisce a Roma all’età di 18 anni. Dopo la laurea con lode in Scienze della Comunicazione presso ‘La Sapienza’, svolge il praticantato all’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino. Dal 1999 si occupa di cronaca nera e giudiziaria, dapprima come free-lance e attualmente per L’Unità. Scrive articoli di inchiesta per il settimanale L’Espresso. Collabora con Leggo, Il Manifesto, Il Corriere del Mezzogiorno e Narcomafie.

E’ autrice del bestseller “Mai ci fu pietà. La banda della Magliana dal 1977 a oggi”.