Archive for novembre, 2011

“On China” di H.Kissinger. Recensione

On China
Henry Kissinger
2011, ALLEN LANE (Penguin Group)
Recensione: II parte

Se una guerra nucleare dovesse uccidere tutti i cinesi sopra i trent’anni, mi disse Mao a febbraio (1973), ciò potrebbe dar luogo, a lungo termine, ad un bene per la Cina, contribuendo alla sua unificazione linguistica: “ Se l’URSS dovesse lanciare le sue bombe e uccidere tutti quei cinesi che hanno più di trent’anni, questo risolverà il problema dei tanti dialetti cinesi, perché i vecchi come me non riescono ad imparare il cinese mandarino”.

Che Mao fosse ossessionato dalla bomba atomica è certamente vero, ne pretese ed ottenne dai sovietici la tecnologia. Durante i terribili anni del Grande Balzo in Avanti (1958 – 1961) tra le varie opere grandiose – inutile e malfatte – che pretese dal popolo cinese con costi umani spaventosi, poiché dalle dighe alle fornaci per l’acciaio delle Comuni Popolari tutto veniva fatto letteralmente a mani nude con l’utilizzo della forza lavoro, organizzata in brigate disciplinate militarmente, spinta forzosamente fino allo sfinimento delle forze, ci sono stati “i rifugi atomici”, disseminati su tutto il territorio nazionale.
Pure, questo Mao/Stranamore, paradossale e buffone, descritto da Kissinger, ci lascia sbigottiti.

Vera, e riportato da più fonti, incluso Kruscev, l’insistenza di Mao sulla forza numerica del suo popolo che, in fin dei conti nessuna bomba atomica avrebbe potuto cancellare dalla faccia della terra e che quindi, in ultima analisi, la Cina avrebbe affrontato piuttosto che piegare la schiena.

In un contesto, stavolta però, inteso a contrapporsi alla teoria/pratica diplomatica della “coesistenza pacifica” voluta da Kruscev.

Insomma dalle rivelazioni di Jung Chang e Jon Halliday in “Mao La storia sconosciuta”, Kruscev nelle memorie e le testimonianze di altri leader dell’ex sfera di influenza sovietica fino al Kissinger di “On China”, Mao ed il suo entourage si collocano nella storia del secolo scorso e dei suoi equilibri geopolitici, come portatori di una visione del mondo raccapricciante ma anche e in ultima analisi decisamente caricaturale.

Perché, ci chiediamo noi, forse ingenuamente ma certamente saggiamente, Sovietici, Americani e Paesi non allineati o per dirla con la teoria di Mao dei “I tre mondi”, – secondo cui il I mondo era costituito da URSS e USA, il II dagli altri paesi sviluppati ed il III dai paesi sottosviluppati o in via di sviluppo – tutti cercavano una sponda cinese? Insomma non sarebbe stato più saggio l’inverso e cioè che tutti i paesi del mondo facessero fronte comune contro un paese dominato da un branco di folli accumulatori di armi atomiche pronti a prendere e buttare qua e là atomiche, manco fossero state bombe carta?

Magari queste buffonate dialettiche di Mao furono inquadrate e lette come la semantica provocatoria dettata dalla frustrazione ad leader senile di un paese povero, sottosviluppato, marginale ed emarginato dalle dinamiche mondiali del secolo scorso. Oggi, improvvisamente, esse diventano elucubrazione geopolitiche e “modi di essere” di una società e di un popolo in ascesa sullo scenario mondiale (la Cina del Pil sempre in crescita, detentrice di tanto del debito americano, accaparratrice dei traffici mondiali, ecc.) e si materializzano come il “passato” di cui dobbiamo essere messi a conoscenza. Scusi dr. Kissinger, perché ora e non prima?

Perché le missioni segrete e le conversazioni secretate fin qui, nell’interesse nazionale americano e del mondo tutto, come lei non fa che ribadire lungo tutte le 530 pagine del suo libro, ora e qui ha deciso di spiattellarle ai quattro venti?

Per esempio la lettera del Presidente Bush al “caro amico Deng” datata 21 giugno 1989, cioè a meno di venti giorni da quel 4 giugno 1989 che vide i carri armati del regime del “caro amico Deng” entrare a piazza Tiananmen e passare sui manifestanti pacifici.

O, questa anche meglio, del National Security Advisor Brent Scowcroft e del Deputy Secretary of State Lawrence Eagleburger piazzati su di un aereo militare C-141 privo di segni di riconoscimento, inviato a Pechino in missione speciale e segretissima, tanto segreta che lei dice che la difesa aerea cinese quasi lo tirava giù – fatto non avvento grazie ad una telefonata di richiesta di autorizzazione all’abbattimento fatta addirittura al Presidente Yang Shangkun in persona – appena tre settimane dopo il massacro di piazza Tiananmen?

“L’aereo era equipaggiato per rifornirsi in volo per evitare qualunque fermata lungo la rotta e fornito di attrezzature di comunicazione autonome così da poter restare in contatto diretto con la Casa Bianca. Nessuna bandiera venne esposta durante gli incontri e i banchetti e la notizia non venne riportata dai media”, questo è certo, altrimenti ce ne saremmo accorti!

Missione segreta portatrice di un limpido messaggio presidenziale inteso a rassicurare i vertici di potere della Cina che, massacro o non massacro, i rapporti tra Cina e USA restavano ottimi esattamente come prima, al netto s’intende di un po’ di sanzioni (provvisorie) e qualche slogan propagandistico riguardo ai diritti umani, inevitabile per chetare il Congresso e il popolo americano.

E la questione Fang Lizhi, l’astrofisico dissidente rifugiatosi all’interno dell’ambasciata americana? Tutto un malinteso dovuto alla distrazione del personale dell’ambasciata americana a Pechino che, male informato sul curriculum di “troublemaker” del prof. Fang, ebbe la stupida idea di invitarlo al ricevimento ufficiale tenuto nell’ambasciata stessa, in occasione del viaggio del Presidente Bush (febbraio 1989), creando così un legame tra il dissidente e la rappresentanza americana a Pechino. Così a seguito del massacro di Tiananmen il prof Fang e sua moglie ebbero l’opportunità di chiedere ed ottenere asilo politico all’interno della rappresentanza diplomatica americana.
“Non avevamo altra scelta che lasciarlo entrare,” parole di Bush.
Dr. Kissinger, lei ed il Presidente Bush fate una pessima figura!

Quindi, stando alla trama di “On China”, Henry Kissinger è stato (lo è ancora?) l’eminenza grigia di 40 anni di politica estera americana, lunga 8 Presidenti.
Viene da concordare con J. Becker che chiude la recensione a “On China” pubblicata dal Guardian con queste parole:” È un peccato che Kissinger non è mai stato distratto dalla sua missione di ottenere – a rebalancing of the global equilibrium -. Il mondo avrebbe potuto essere un posto piuttosto differente”.

Un libro, On China” scritto, ci dice Kissinger, per spiegare il modo di pensare dei cinesi riguardo a problemi come la guerra e la pace nonché l’assetto geopolitico dell’ordine internazionale. Che termina con uno svolazzo storico sulla formazione, nell’Europa prima delle due guerre mondiali, della super potenza Germania … ma ci conforta in fine libro … perché finché ci sarà Lui, il super Kissinger degli equilibri globali, e finché, s’intende, i potenti della terra si faranno condurre per mano da Lui, noi tutti siamo al sicuro. Non ci sarà la guerra tra le due attuali super potenze – USA e CINA-.

Bene, per quanto mi riguarda, mi auguro che il suo tempo in ruolo sia giunto al termine. La senilità dei potenti è perniciosa, come apprendiamo leggendo del suo Mao, Deng ecc.
Ma, mi viene da chiedermi, quanto c’era di buono, prima che invecchiassero così malamente, in leader che somigliano tanto al Grande Dittatore di Chaplin?

” On China”: l’ultimo libro di Henry Kissinger

On China
Henry Kissinger
2011, ALLEN LANE (Penguin Group)
Recensione: I parte

IL libro di Kissinger, sembra essere una sorta di bomba a lungo trattenuta.

Apre con un excursus storico-filosofico lungo tre capitoli (90 delle sue 530 pagine) in cui rammenta o meglio attesta la lunga esistenza della Cina come nazione costituita e strutturata (221 a.c.) in uno stato burocraticamente ed istituzionalmente complesso ed articolato. Uno stato, per l’appunto, risalente ad un’epoca tanto remota da determinare una longevità che nessuna nazione, impero, confederazione di stati ecc. al mondo, può rivendicare. Tratto caratteristico di questa sorprendente continuità storica ė la sua assoluta autoreferenziale ed inalterabile convinzione di centralità. Come gli antichi greci tutto ciò che si trova al di fuori dei suoi confini é “barbaro”, e barbari sono gli alieni, gli stranieri, che non vivono sotto il cielo del “Regno di Mezzo”, l’antico nome della Cina.
L’orgoglio di un popolo fierissimo e le ferite infertegli dall’intromissione aggressiva, sotto il suo cielo e sul suo suolo, dal colonialismo occidentale, sono qui, ora e per sempre. Evita Kissinger la parola “revanscismo” ma ne traccia lo spettro semantico parola dopo parola.

Il vero scoop però arriva inatteso e correlato dalla trascrizione letterale del contenuto delle conversazioni, di cui il testimone, Kissinger stesso, conserva trascrizioni indiscutibili, nel senso letterale del termine. Nel caso specifico, infatti, sorprendentemente, lo storico e la sua fonte sono una cosa sola, senza alcuna possibilità di smentita, – d’altro canto Mao e Zhou Enlai sono morti stecchiti e, al momento non disponiamo di “loro” trascrizioni dei colloqui riportati – perché la narrazione di Kissinger non veste la forma del diario o dell’autobiografia ma quella del saggio accademico, seppure in forma divulgativa.
E così scopriamo che dal 1972 al 1989, – cioè dallo scongelamento dei rapporti diplomatici tra Cina e America, interrotti dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949, stato non riconosciuto dagli Stati Uniti a favore “dell’altra Cina” degli sconfitti del generalissimo Chiang Kai-shek riparati a Taiwan,- la solida struttura della ritrovata collaborazione è stata un’alleanza basata sull’opposizione ed il contenimento dell’URSS. Un’alleanza anti sovietica non, per così dire, ovvia in sé perché di fatto si interponeva tra le due super potenze di allora, ma propriamente dichiarata, discussa e ratificata dalle due parti in gioco, cioè America e Cina.
“Il riavvicinamento sino-americano ebbe inizio come aspetto tattico della Guerra fredda …”
I cinesi, da Mao fino ad oggi, hanno avuto a cuore ed hanno a cuore, esclusivamente i loro interessi nazionali intesi territorialmente e dal punto di vista geopolitico. Non che, dopo tutto quello a cui abbiamo assistito noi si credesse ancora alla storiella dei paesi comunisti fratelli ma “ L’Unione Sovietica, mi disse Mao, rappresenta una minaccia globale e bisogna resistergli globalmente … la Cina resisterà ad un attacco, anche se bisognerà ritirarsi all’interno per mettere in atto una strategia di guerriglia. Ma la cooperazione con gli Stati Uniti e altri Stati che la pensano allo stesso modo accelererà la vittoria il cui risultato sarà determinato dal lungo indebolimento dell’Unione Sovietica … la Cina non chiederà aiuto o sottoscriverà patti condizionanti … ma è preparata ad adottare strategie parallele, specialmente con gli Stati Uniti. Una politica di contenimento globale dei Sovietici avrebbe prevalso poiché le ambizioni sovietiche erano al di là delle sue effettive capacità.

Mao:- Devono (i sovietici) vedersela con così tanti avversarsi, con il Pacifico, con il Giappone, con la Cina, con l’Asia del Sud che è composta da più paesi. Hanno solo un milione di truppe qui, – non abbastanza neanche per difendere loro stessi ed anche meno per una forza d’attacco…
…….
Kissinger:- Sì, i nostri due paesi devono fronteggiare lo stesso pericolo (URSS). Possiamo usare metodi differenti talvolta ma abbiamo gli stessi obiettivi.
Mao:- Bene, fin quando gli obiettivi saranno gli stessi … E possiamo lavorare insieme per trattare con un bastardo (risata) … qualche volta vi criticheremo per un po’. Il vostro Presidente parla di influenza ideologica, voi dite:- basta con questi comunisti. Io dico:- basta con questi imperialisti. Diremo cose come queste ma non le faremo di certo!

Insomma, chiarisce il dr. Kissinger, una cosa sono gli slogans propagandistici ad uso interno che non significano molto, ben altro la necessità di cooperazione contro la minaccia sovietica. L’ideologia riguarda il “domestic management” non la politica estera. Ovviamente, però, l’armistizio ideologico resta valido fino a quando gli obiettivi restano compatibili.

Machiavelli, insomma, era proprio un principiante. E noi tutti gli abitanti del pianeta, al di qua e al di là della cortina di ferro, una massa di dementi “to manage”! Tutto ciò (Febbraio 1973) in piena Rivoluzione Culturale e con Nixon alla guida degli Stati Uniti. Caro dr. Kissinger, non so perché ma mi prudono le mani.