George Soros ed il suo piano Padoa Schioppa – II parte
George Soros
Financial Turmoil in Europe and United States
PUBLICAFFAIRS
RECENSIONE (II PARTE)
“A Seven Point Plan to Save the Eurozone” pubblicato dal Financial Times il 25 ottobre 2011, può riassumersi facilmente in uno spostamento dell’intervento finanziario a sostegno del debito pubblico degli stati membri, – sotto attacco speculativo – dal Rifinanziamento a lungo termine (LTRO) della Banca Centrale Europea, – al momento messo in essere dalle Autorità europee, – al Fondo salva Stati.
In altre parole al momento il piano adottato prevede di fornire denaro a basso costo (liquidità), tramite la Banca Centrale Europea (BCE) , alle banche dell’Eurozona, e questo piano ha la durata di tre anni.
Alla BCE, infatti, da statuto, è fatto esplicito divieto di prestare denaro agli Stati ma può prestare alle banche. Il Fondo salva Stati (EFSF), istituito nel 2010 per gestire il problema del debito pubblico europeo, presta agli Stati.
Questo consente alle banche dei singoli paesi di “prendere in prestito” (ad un tasso più basso) denaro da investire nell’acquisto di titoli del dedito pubblico nazionale ( con un rendimento più alto), insomma un bel “carry-trade” ad alto profitto. In aggiunta, stando come stanno le cose al momento, l’operazione è, paradossalmente, al tempo stesso, economicamente produttiva di profitto e priva di qualunque assunzione diretta di rischio, perché, in fin dei conti, se uno dei paesi dell’Eurozona finisce in “default” , le banche di quel paese saranno ugualmente risucchiate dal disastro economico nazionale.
In aggiunta, e a ben guardare, tutta l’operazione pare configurarsi come un chiaro “finanziamento” a favore delle banche, una sorta di ”salvataggio” all’europea che di fatto, – non essendo chiaramente ed esplicitamente dichiarato in quanto tale, – non comporta alcuna richiesta in contropartita. In altre parole, la BCE, fornisce alle banche denaro sotto la forma di ”profitto”, lasciando quindi inalterato il precetto liberista del non-intervento dello stato nell’economia, fedele alla “credenza liberista e neo-liberista del naturale riequilibrio dei mercati avvenga per mano “invisibile”. Il fatto è, però, che i soldi di cui stiamo discutendo sono soldi pubblici e l’uso che si fa dei soldi pubblici deve essere documentato e documentabile.
Sia ben chiaro, il cosiddetto “salvataggio delle banche” non è per sua natura un affare di lobbies ed interessi fraudolentemente occultati, esso è semplicemente ineludibile, a meno che non si voglia tornare all’economia medioevale del baratto. Il vero problema è come bisogna farlo e più in generale è il rapporto tra sistemi bancari e regolazione o “deregolamentazione” dell’intero settore.
Ma torniamo al piano europeo LTRO.
Per un po’ lo “spread”, cioè il differenziale di rendimento del debito pubblico di un singolo paese confrontato con quello tedesco, sembrava essersi acquietato. Ma, poiché, in fin dei conti, invertendo i fattori il prodotto non cambia, come ci hanno insegnato a scuola, anche “i mercati” o “gli speculatori” che dir si voglia, sanno fare i conti in tasca ad ogni singolo paese ed alle sue banche cosiddette “strutturali”. Le banche di un singolo paese comprano titoli di stato del proprio paese, entrano cioè nel mercato aperto e comprano per far scendere il famigerato spread, ma se banche e paese sono nella stessa barca, cioè se affonda il primo le altre seguono a ruota, che tranquillità va attribuita all’investimento in titoli di quel paese, e che grado di solidità va assegnato alle singole banche?
E allora le banche, sempre di quell’ipotetico paese, comprano titoli del debito pubblico – guadagnandoci su – e lo spread dovrebbe scendere, invece oscilla perché chi, non si fidava prima adesso potrebbe fidarsi anche meno … e quindi vende … anche le azioni di quelle banche … Chiaro? Gli speculatori\investitori\mercati saranno anche senz’anima ma non del tutto scemi! Aggiungiamo a questo scenario l’incipiente previsione di recessione in arrivo a seguito delle politiche “di rigore”, imposte ai paesi “fannulloni” dell’Eurozona dalla tedeschissima cancelliera, con la conseguente contrazione dei consumi ed il famigerato credit crunch, che altro non sarebbe che le banche, pur guadagnando sul “carry trade” BCE – Titoli di stato, i soldoni che ricavano non li mettono nell’ECONOMIA REALE, cioè non li prestano ad imprese e privati per finanziare un ipotetica CRESCITA, ma se li sbattono in pancia a salvaguardia della loro stabilità (nella migliore delle ipotesi) … stabilità? Ma se le loro azioni perdono valore al ritmo della Cavalcata delle Valchirie …
Ma che razza di pasticcio è mai questo? E allora torniamo a Soros. Lui propone:
Al punto 1. che la BCE in cooperazione con il Fondo salva stati (EFSF) affronti la crisi ad interim e cioè, mentre gli Stati si accordano su i termini di un nuovo Trattato che stabilisca un Tesoro comune, la BCE provveda alla liquidità ed il Fondo salva-Stati copra il rischio di solvibilità.
In altre parole, pur senza stabilire un Tesoro comune immediatamente, cosa che richiede la revisione del Trattato di Maastricht, di fatto il Fondo salva Stati agisce da Tesoro comune per i 17 Stati/euro, sono infatti 17 gli Stati che hanno l’euro come loro moneta:
1 gennaio 1999
Germania
Austria
Francia
Italia
Belgio
Olanda
Lussemburgo
Spagna
Portogallo
Irlanda
Finlandia
Norvegia
Seguono
1 gennaio 2001 Grecia
1 gennaio 2007 Slovenia
1 gennaio 2008 Cipro e Malta
1 gennaio 2009 Slovacchia
1 gennaio 2011 Estonia.
Inghilterra e Danimarca hanno sottoscritto il Trattato, decidendo di non entrare a far parte dell’Unione Monetaria Europea, in deroga al Trattato stesso, e, riservandosi il diritto di farlo in seguito.
Altri 10 Stati che hanno la loro moneta nazionale aderiscono attualmente all’Unione Europea, da cui la somma di 27 Stati. (Ometto il punto 2. Di Soros, poiché tratta del come “salvare” la Grecia. Cosa ormai passata ai fatti già avvenuti ed immodificabili).
Al punto 3. Il Fondo salva-stati (EFSF) garantisce il sistema bancario, non i titoli di stato. La ricapitalizzazione delle banche viene posposta e avverrà su base nazionale quando necessario. Questo in accordo con la posizione tedesca e di maggiore beneficio per la Francia di quanto non sia una immediata ricapitalizzazione delle sue banche.
Al punto 4. Le grandi banche a fronte della garanzia offerta loro vengono sottoposte alle istruzioni della BCE che agisce per conto dei governi. Quelle banche che non accettano questa condizione vengono escluse dalla finestra di sconto della BCE.
Al punto 5. la BCE istruisce le banche a mantenere aperte le linee di credito e il portafoglio prestiti ed istituisce degli ispettori di controllo del rischio che le banche si assumono in proprio. Questo per rimuovere la principale fonte dell’attuale credit crunch e rassicurare i mercati finanziari.
Al punto 6. per gestire l’altro problema maggiore – l’incapacità di alcun governi a prendere denaro in prestito ad un tasso ragionevole – la BCE abbassa il tasso di sconto, incoraggia i governi in questione ad emettere titoli del tesoro ed incoraggia le banche a detenere la propria liquidità appunto in buoni del tesoro invece che in depositi presso la BCE. La BCE emette titoli in proprio e smette gli acquisti sul mercato. Il rischio di insolvenza viene coperto dal Fondo salva-stati (EFSF). La BCE ferma il mercato aperto.. E questo mette in condizione paesi come l’Italia e la Spagna di prendere prestiti a breve a basso costo mentre la BCE non presta ai governi e non stampa moneta. I paesi creditori possono così imporre la disciplina di bilancio all’Italia indirettamente, controllando cioè quanto Roma può prendere in prestito in tal modo.
Al punto 7. Il mercati saranno impressionati dal fatto che le autorità sono unite ed hanno a disposizione fondi sufficienti. In poco tempo l’Italia sarà in condizione di prendere in prestito dal mercato a tassi ragionevoli. Le banche potranno essere ricapitalizzate e l’ Eurozona potrà stabilire le regole per una politica fiscale comune in una situazione di calma.
Il punto centrale è che l’area Euro, cioè i 17 paesi dell’Eurozona, hanno una Banca centrale comune, la BCE, a cui è assegnato il compito di stabilizzazione dei prezzi e che provvede alla liquidità, ma manca un Tesoro comune che adempia al compito di garantire la solvibilità in tempi di crisi.
Perché?
Per gli architetti dell’Euro, l’Unione Monetaria era il primo passo, che inevitabilmente avrebbe condotto al secondo e definitivo di sancire l’unione politica dell’Europa. Così dice Soros, ma aggiunge, che “i padri” dell’Euro poggiavano le loro previsioni su basi teoriche errate, in particolare sull’affermazione neo-liberista che unicamente il settore pubblico fosse in grado di generare squilibrio, poiché per quanto riguarda il settore privato esso torna in equilibrio (laddove sorgessero problemi congiunturali) automaticamente, guidato com’è dall’ “invisibile mano” dei mercati che aggiusta da sé qualunque disfunzione i mercati stessi possano generare. Inoltre, loro, sempre gli architetti/padri, hanno ritenuto che i meccanismi introdotti per limitare gli sbilanci del Pubblico fossero adeguati, di conseguenza hanno trattato tutti i titoli pubblici (cioè di Stati tra loro molto diversi) come egualmente privi di rischio, cosa che ha consentito alle banche nazionali di “comprarli e tenerli” senza dover allocare nessuna riserva di capitale a copertura del rischio.
Le conseguenze?
Le Banche si sono lanciate all’acquisto dei Titoli di Stato a rendimento maggiore, seppur non tanto esponenziale quale quello di oggi, che ha prodotto una convergenza dei tassi di interesse che ha portato le performance economiche dei paesi euro a divergere. Mentre la Germania, alle prese con le difficoltà della riunificazione e con il suo corollario etico-politico di mobilitazione nazionale, ha messo mano alle cosiddette “riforme strutturali”, in primo luogo riguardo al “mercato del lavoro” che l’ha resa maggiormente competitiva, gli altri paesi euro, approfittando dei bassi tassi di interesse, hanno prodotto una “bolla immobiliare”, cioè un aumento del prezzo degli immobili dovuto al boom di mutui a basso costo, che ha reso l’economia di quei paesi meno competitiva.
In altre parole mentre la Germania affrontava e vinceva il problema della “ristrutturazione e della crescita”, mettendo entusiasmo, denari e impeto nella rifondazione dell’economia nazionale approfittando di tutte le opportunità economiche (dall’export interno al vantaggio della moneta comune a cambio fisso) gli “altri” paesi i soldi, l’entusiasmo e l’impeto se lo sono giocati al monopoli immobiliare. E come se non bastasse le banche si sono riempite le pance di titoli di stato che da assolutamente privi di rischio si sono trasformati nel principale dato di rischio della loro stabilità di bilancio, come abbiamo detto privo di copertura o addirittura coperto da “assicurazioni” finanziarie di dubbia moralità e concretezza.
Ecco dove siamo ora.
Il Trattato di Maastricht non l’aveva previsto e di conseguenza, al primo scricchiolio dell’impalcatura, cioè quando il nuovo parlamento greco ha rivelato i trucchi che il precedente aveva ficcato nei suoi bilanci per poter soddisfare i requisiti richiesti per l’entrata nell’Euro, il palazzo ha cominciato a franare e ci si è accorti che gli architetti/padri avevano dimenticato di disegnare e costruire le uscite di sicurezza …
Il Trattato non ha vie d’uscita, non ha un Tesoro comune che possa mettere in sicurezza un paese a rischio default né ovviamente alcun paese più tornare a stampare moneta.
E allora?
L’Europa cerca una soluzione. L’LTRO non pare funzionare come avrebbe dovuto. All’Ecofin si discute. Draghi dice la sua.
La Bundesbank (la Banca centrale tedesca) si sta attrezzando …
continua
